
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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HEROES
e un festival del cinema

Heroes. Ho aspettato un po’ per parlarne perché volevo ascoltare le reazioni generali, ero molto curiosa.
Prima gli ascolti. Così così tendente al buono, Italia Uno ci conta molto. Ha già replicato le prime quattro puntate in tarda seconda serata e gli spot per le nuove sono onnipresenti. Certo, vedere Peter Petrelli che combatte i suoi incubi privati con sotto un biscotto McVities’ che passa non è una delle esperienze migliori. Ma tanto sappiamo che quando la tv italiana vuol fare la cialtrona ci riesce benissimo. Idem per il doppiaggio (dove sono andati a finire gli accenti nazionali e le sfumature in questo piattume?) ma inutile ripetere, è storia vecchia, annoia solamente.
Quando seguivo con tutta la community in movimento la stagione passata in USA, e sapevo della programmazione anche italiana (venduta in 80 paesi, ormai la tv seriale americana è cinema a tutti gli effetti e in tutti i sensi e in via di sorpasso) mi domandavo se sarebbe piaciuta anche qui. Ora, a distanza di una settimana, la questione rimane: piace? E a chi? Certo, a chi non piacciono gli eroi se poi sono super? E i fumetti, manga e comics, dai quali prende a piene mani? Non a caso il personaggio più generalmente amato è quel gigantesco dork (per ora) di Hiro.
Credo, al solito, che come per tutte le operazioni intelligentemente fatte, anche questa serie abbia i suoi buoni tre o quattro livelli di lettura, e per questo possa penetrare e mettere in comunicazione platee che poco hanno da spartirsi, sedicenni come cinquantenni, indipendentemente dal paese. Non indipendentemente invece dal livello di conoscenza: non sono queste le nuove frontiere? Non le linee sulle cartine geografiche ma le linee sul sapere e di consequenza sulla parola scritta?
E sembrerebbe strano ma invece no, solo noi qui non ce ne accorgiamo, come i libri siano una presenza costante e imprescindibile in serie di culto come Buffy e Angel e Supernatural e ora Heroes.
Cioè serie per giovani, quelli che dicono non aprono mai un libro e fanno solo videogiochi e sms (insomma gli ignoranti persi).
Quelle serie, cioè, che andando ben oltre ogni considerazione di audience e successo, sono davvero già entrate nel cuore di un'intera generazione e sono figure preminenti dell'orizzonte immaginario di un’epoca di spettatori di internet (quindi consapevoli e attivi). I libri, quindi la conoscenza e la ricerca della conoscenza come possibilità di salvezza del genere umano, strumento grimaldello contro la follia e la violenza. I mostri si combattono a suon di biblioteche e ricerche, le eredità dei morti tengono i vivi viventi.
Per me è uno dei messaggi (veri) più belli che qualcuno possa dare, il passato e le testimonianze di altri che servono a mettere le radici per un futuro possibile. Desiderato, quindi possibile.
In questi giorni di Mostra Cinematografica d’Arte Venezia ho sentito decine di registi ed attori dire quanto i loro film fossero importanti per il mondo intero perché trattavano argomenti importanti. Ed io pensavo ogni volta a come invece l'importanza non sta nella tua decisione, ma in quello che senti e hai fede, che se sei capace veicola le tue azioni e il tuo creare.
A Venezia ho visto poca gente credere in qualcosa. Ho visto denunciare e additare ininterrottamente, fare coloriti panegirici sui mali degli altri (sempre degli altri) ma poco credere e costruire, fornire una visione. Serie come queste invece offrono aperture che il nostro immaginario culturale novecentesco ha perso da molto, o forse non ha mai avuto, se non per pochi. Quel senso del popolo semplice e normale (bellissima parola, mai troppo adorata), della storia come fato unitario di radici comuni, quel senso di nazione che niente ha a che vedere con passatismi e retoriche ma come invece appartenenza ad un'idea più grande della quotidianità dei soldi e degli interessi solamente individuali. Che si erge e lotta ed accoglie. E lotta. E lotta perché ci crede.
Quel senso che fino a che non sarà ritrovato, rende inutile fare i convegni degli addetti al settore sulla speranza del cinema italiano che passa attraverso i finanziamenti e il redigere 100 manifesti e il biasimare il pubblico incapace di comprendere.
Non sono i soldi che mancano, di questi ce ne sono troppi. Dell'umiltà e del coraggio invece, che appartiene da sempre ai migliori di questo popolo, di questo pare si sia persa traccia.
Credo sia ora, noi che ci crediamo, di dire francamente che con questi miseri figuri non abbiamo niente da spartire. Di mollare questi pachidermi ideologici, queste ferite intellettuali mummificate e guardare più lontano, lontanissimo. Forse non abbiamo ancora idea di quanto anche i nostri poteri, senza essere extra, siano enormi.
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HEROES - tutte le domeniche alle 20,40 su Italia Uno.
VENEZIA, a parte Haynes, De Bernardi e qualche boccone sparso, come diceva Brusati, da dimenticare.
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