- WHY DO WE FIGHT - Il blog di Chiara Micheli

Chi sono

Blogger: MenandDreamers
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura ------- Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali -------------

Una mia biografia più estesa

La mia email

Il progetto
LIBRO COLLETTIVO

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

Same shit, different day Torchwood Everyday heroes Che Burma sia libera Che il Tibet sia libero Perchè gli eroi sono senza nome Non sono le fughe che permettono di scappare Sono i figli che cercano i padri Creative Commons License Google PageRank Checker Tool Una poesia Friendship Brothers DEGRADARTE 2 - FEEL FREE TO TAKE AND SHARE! cm Che il Tibet sia libero
mercoledì, 25 aprile 2007

 

 Lettera ad un’allieva che parla di idioti con la I maiuscola grossa quanto tre piani di palazzo
                                ovvero
In ogni laboratorio si scrittura, in ogni manuale creativo si parla di metodi e tecniche per diventare scrittori provetti, di quali testi giusti leggere così da svelarci il segreto per scrivere il libro di successo.
Ma non ci sono manuali su che cosa vuol dire mettersi insieme, lavorare fianco a fianco, di cosa forma un rapporto di collaborazione, su chi insegna e chi impara. E su quello che rimane.

Se rimane. 

Se siamo fortunati.


Mi piace leggere quello che scrivono gli altri, credo di averlo detto parecchie volte, è uno dei modi per incontrarsi. E a me piace incontrare.

A te che ti preoccupi di come, in un gruppo, gli altri ti vedono. Come noi tutti ti vediamo? Non posso parlare per gli altri, come io ti vedo lo sai: ti vedo. Credo sia quello che ti serve.
 
Ma il rapporto con gli altri non è obbligatorio, tu decidi di averlo o no, è tua facoltà. E loro ugualmente decidono con chi vogliono averlo, ti vorranno o no. Per ognuno è una scelta. E poi il convivere con quella scelta è il modo con cui ci vedono gli altri. Ogni rapporto è un piccolo miracolo di equilibrio, e per questo fragilissimo, e pieno di fraintendimenti.
A me interessa più quello che riesco a dare, qualcosa che possa servire.
Ti racconto una cosa che sanno in pochi. La prima volta che ho capito che avrei raccontato il mondo, anche se naturalmente non sapevo ancora che sarebbe passato attraverso la parola, è stato a quattro anni. Ero per mano a mia madre, in uno dei pochi momenti di calma con lei, ma non guardavo lei, guardavo il muro davanti, recinzione di un grande casamento. Stavo uscendo dall'asilo ed era un pomeriggio assolato, il tramonto. Non c'era niente, solo silenzio e noi che camminavamo. E poi, sul quel muro, all'improvviso, ho visto l'ombra di un ramo di un albero che si muoveva appena, scosso dal vento, le foglie dondolare pigre. L'ombra trasparente.
Sono rimasta folgorata. In quella immagine io ho visto per la prima volta il mondo oltre me, qualcosa che non ero io, non riguardava me ma esisteva comunque, aveva una sua vita. Forse quel giorno ho scoperto che io non ero che una piccola parte di un tutto più grande, enormemente più grande, forse anche indifferente. E invece di sentirmene tradita o frustrata, disperata o isolata o arrabbiata o sconfitta, ho provato la mia più grande, prima meraviglia al mistero del creato. E da allora niente è cambiato. Vedo ancora rami che dondolano e quando il mondo me lo rende duro, davvero duro di vederli, quando me li nasconde e mi dice che i rami che dondolano non esistono, io dico di no. Dico no perché io li ho visti una volta, quindi so che ci sono, anche se non dovessi mai più rivederli.
Che questo mondo è senza cuore lo sai già, quindi non serve ripeterlo.
Che questo mondo ha un cuore invece serve ripeterlo. Ce l'ha adesso, l'ha avuto e l'avrà sempre.
Nella vita si incontra di tutto, persone splendide, persone per le quali non sei che una pedina, un oggetto di uso o peggio, un intralcio. E persone per le quali la tua esistenza è un miracolo rinnovato.
Persone sparse, di ieri e di oggi che scelgono, consapevolmente è la chiave, di fare la differenza, non isolandosi dal mondo, ma standoci, nel mondo. Con mani piccole, come le mie, proprio invisibili, o più grandi, è bellissimo, è andare alti: il nome di questo blog non è casuale. Siamo idioti? Oh si, probabilmente.
Il vizio di guardare alla ricerca dell'altro non mi è ancora passato. Usare gli occhi per capire. Lo facciamo? No, probabilmente. La maggior parte delle volte i nostri occhi servono per raccontarci e raccontare menzogne ignobili, per costruire altari e andarli ad abitare, mettere gli steccati, arrampicarsi alle torri di nostra madre arroganza, nascondere le fondamenta di sabbia secca su cui poggiamo.
Anche la scelta poi di che cosa farne con quello che impariamo, di cui ci accorgiamo, non è semplice. Si può fare qualcosa di buono, si possono provocare desolazioni: il potere, la gloria, il denaro, le armi del mondo, la nostra incapacità di avere un po' meno paura.
Che cosa si può insegnare, che cosa si può imparare?
Si tratta alla fine solo di darci, e dare, alternative. Considerare la possibilità di essere meglio di come ci pensiamo, di essere più larghi, più capienti di come ci vediamo, più obesi di mezzi e tentativi, fuoripeso anche, spaziosi per accogliere nella nostra sacca marsupiale, nelle nostre cellule piene di adipe mentale non metabolizzato anche un altro abitante. Non per sempre anche, giusto per un poco, qualche minuto, qualche ora, qualche mese.
Quando si sta insieme, non per amore romantico ma per obiettivo comune bisogna fare largo, oltre che farsi largo: vedo poco del primo, in genere, molto del secondo, e mi devasta.
Ci devasta.
Neil Gaiman oggi mi ha ricordato una cosa. Che tra i morti in quella tragedia di una settimana fa in Virginia c'è anche il figlio di uno scrittore che conosco e credo altri, amanti della sf conoscono certamente, Michael Bishop. Aveva anche un sito che è qui:
www.memory39.com
Qualcuno che sentiva troppo affollato il mondo per l'invadenza degli altri al suo recinto lo ha tolto di mezzo. Vale la pena allora decidere di ingrassare i nostri ventri, i nostri fianchi sterili dimolto e partorire un po' di vita possibile. Prenderla in mano, guardarla bene e riconoscerla per quello che è, senza imbrogli. E regalarla. Così.  

Postato da: MenandDreamers a 10:06 | link | commenti (1)
scrittura


Commenti
#1   26 Aprile 2007 - 17:54
 
:*
altro non sò dire...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BimbaBraviCCima

Commenti

Commenti
#1   26 Aprile 2007 - 17:54
 
:*
altro non sò dire...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BimbaBraviCCima

Commenti


Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005