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Festival del cinema di Venezia
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parte seconda
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L'ho sentito al volo, non mi ricordo dove: spocchioso e fuori dal tempo, riferito al modus operandi della giuria. Sono d'accordo.
Quel modo di fare alla francese, qualcosa tipo "più sono inguardabili, più sono di valore", che è insopportabilmente vecchio.
Ma tristemente fuori anche da ben altro. Amelio parlando del personaggio principale del suo film: "Ho fatto questo film perchè persone come lui non esistono più", ha detto.
Allora mi sono domandata - sinceramente, perchè Amelio lo stimo, stimo molti dei suoi film passati - queste persone, anche se in buona fede, dove vivono.
Qual'è il loro mondo quotidiano quando non sono sul set. Che persone incontrano, che libri leggono, se la mattina montano su un autobus o vanno a fare la spesa sottocasa. Insomma, queste persone abitano questi posti, queste strade, questi menti e cementi del nostro orizzonte o sono in un loro luogo separato, fatto di idee su come le cose dovrebbero essere invece di come sono.
Non lo so, francamente.
Sentendoli parlare non ne ho idea. Quello che so, invece, è che l'arte in questo paese languisce di morte lenta. E non credo che le due cose siano separate.
Tornando al concorso, come previsto premi e riconoscimenti al nulla o quasi. Se penso alla mostra dell'anno scorso il confronto è sconfortante.
Per aggiornare il versante film, invece, direi Paprika di Satoshi, animazione di fantascienza, Bobby di E. Estevez, racconto corale sulla giornata precedente all'assassinio di Robert Kennedy, The Amazing Life of the Fast Food Grifters, isterico e screanzato.
Children of Men è tratto da un libro notevole della giallista inglese P.D.James. E parla di bambini, come molti dei suoi libri, in maniera apocalittica. Non è un caso, visto il mestiere che ha svolto. Sangue innocente non l'ho ancora visto in film ma sarebbe ora che qualcuno lo facesse.
A Guide to Recognizing Your Saints di Dito Montiel è un racconto di crescita di un ragazzo a New York negli anni '80 ed usa un montaggio fratturato come la storia che racconta. E per finire Infamous di D.McGrath. Ancora un film su Truman Capote e ancora una volta dalle mani di un attore. Questo è curioso.
Interpreti inglesi, tra cui Daniel Craig, ora famoso perchè interpreterà 007, ma di ben altra stoffa (l'ho conosciuto con una miniserie televisiva che si chiamava THE ICE HOUSE, tratta, insieme ad altre tre, dai libri di un'altra grande giallista inglese, Minette Walters). Un Capote ugualmente interessante. Stesso periodo preso in considerazione, stesso libro in scrittura - In Cold Blood - stessi fatti del precedente.
E sentito, soprattutto. Di pancia e di stomaco, partecipato.
Forse un po' inventato, molto immaginato. Ma questo, per me, non ha mai guastato un film.


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