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In questi tempi ottusi di odio mai sopito verso il downloading digitale da parte delle corporazioni e majors e l'ignoranza della stampa - sarà una coincidenza ma con l'avvento dell'estate si riparte ogni anno - una serie di eventi si sono concatenati.
Ad aprile la prima condanna dei quattro ideatori di The Pirate Bay come colpevoli di aver rubato milioni di diritti di copyright apparentemente solo perché ospitano indirizzi, cioè come accusare le ferrovie italiane se trasportano due delinquenti che andranno a rapinare una banca: vedremo come finirà, ora ci sarà l'appello, ma non cantino vittoria perché da come stiamo andando non l'avranno.
Poi il rigetto netto del parlamento europeo alla legge che permette di tagliare il collegamento telefonico a chiunque scarichi dalla rete, su progetto francese - tre avvertimenti e futuri blocchi da parte degli ISP di collegamenti a siti determinati - che già entrerà in funzione in Francia: per fortuna un po' d'intelligenza per un sopruso. Ma non si autoproclamano sempre patria eletta delle libertà, i francesi? Bastassero le parole.
Poi in questi giorni l'uscita del singolo dei cantanti italiani per il terremoto Domani 21 4 09 e le isterie della FIMI nelle parole di Vespignani: se qualcuno lo scarica senza pagare dal web ruba soldi ai terremotati, che la dice lunga sul grado di stupidità col quale ragionano le corporazioni musicali. Ci facciano vedere piuttosto, e chiaramente, quanti soldi faranno, quanti ne doneranno e quanto loro ci guadagneranno in questa bella iniziativa sociale, e al popolo sempre accusato piacerebbe anche sapere dei famosi numeri 485xx che servono per donare: una volta per tutte quanti sono e come vengono ripartiti i soldi. Grazie, si, aspetteremo qualche millennio.
Intanto l'America di Obama si lamenta della Spagna, dove giustamente si riconosce il diritto al file sharing, proponendo le solite cifre fantasma di milionarie perdite delle corporazioni ai loro già miliardari guadagni, e di prendere subito drastici provvedimenti per il futuro. Stiamo impazzendo? Gli americani si occupino delle loro leggi, vogliono anche metter il naso dentro la Spagna? Ma dico.
Per finire alcuni giorni fa un articolo su REPUBBLICA.it per illustrare la prima ricerca italiana fatta sul download digitale in Italia.
Riporto integralmente l'articolo del 17 APRILE con in rosso i miei commenti.
Per tutti sono un problema quelle piccole immagini con nascosto qualcosa dentro che appaiono spessissimo quando l'utente deve lasciare un commento, conferma o altro su blog e siti vari. Non esistono per sadismo anche se parrebbe, esistono perché fanno distinguere se chi sta in quel momento davanti lo schermo è un essere umano a tutti gli effetti o una macchina programma normalmente spargi spam/schifezze (si, lo so, non domandatemi perché ma ci sono davvero dei perdenti che passano il tempo a cercare di riempire le cose degli altri delle loro immondizie pubblicitarie sperando che qualcuno ci cada? ...ossignur!).
Ma i captcha sono una rottura a zilioni perché aggravati dal fatto che la maggior parte di loro sono talmente astrusi da far demordere chiunque dal provarci a intervenire, meglio mollare sconfitti e scontenti.
Anche qui su Splinder abbiamo lo stesso problema. Fino a qualche giorno fa chi gentilmente cercava di lasciare un commento ai post si trovava davanti un "copia le lettere che vedi nell'immagine" dove le lettere non si vedevano.
Dopo molti lamenti qualcosa è cambiato, ora sono ingrandite di pressappoco due millimetri .... ! :(
Ma tanto per dire, captcha di tipo logico, mentale, ecc. no, eh? Tipo mela + pera, amo+ lenza, dopo 1 2 e 3 cosa viene, ecc. no?
Allora mentre aspettiamo l'avvento del web semantico una dritta fondamentale. E' una stupidaggine ma talvolta non ci si pensa o non lo si conosce proprio. Quando ci si trova davanti un captcha incomprensibile che appare in un pop-up o altro premere CRTL+R ricarica la pagina e quindi l'immagine cambia. Farlo fino a che non appare un captcha chiaro da ricopiare e poi lasciamo il nostro intervento tranquilli. Rozzo ma funziona.
Però vale ricordare che uno dei primi diritti digitali è quello dell'accesso, chiarezza e semplicità, altrimenti possiamo tutti andare a leggerci quel pezzo fondamentale della storia della letteratura italiana che sono le istruzioni del 740 tanto per tirarci un pochino su.
UNA TV DIVERSA? PECCATO NEL MODO SBAGLIATO!
Benvenuti!
Sta per nascere YouDem, la prima Social TV dedicata alla politica e alla società italiana.
Registrandoti, riceverai una mail di verifica e potrai subito partecipare da protagonista alla costruzione di una nuova televisione. Caricando i tuoi video, potrai proporre le tue idee, aprire discussioni tematiche con gli altri utenti, confrontarti con i politici e gli esperti presenti, sollevare questioni sociali da porre all’attenzione di tutti, con la certezza di essere ascoltato. Tutti i contributi saranno pubblicati, salvo quelli che contrastano con le leggi vigenti, e potranno partecipare fin da subito alla creazione dei programmi e del palinsesto.
YOUDEM.TV sarà visibile a tutti dal 14 ottobre 2008 su www.youdem.tv, via satellite sul canale 813 di SKY e su tutti i cellulari di terza generazione.
Benissimo, sono contenta. La frontiera del 2.0, il web partecipato. Un altro canale tv che è anche web-tv e viceversa. E' buona questa idea del Partito Democratico di Veltroni, un grande progetto capillare italiano che offre contenuti sociali validi ma molto meglio organizzati da una redazione apposita. Dovremmo tutti iscriverci e partecipare. Per cui vado nella pagina e comincio. Poi arrivo alle liberatorie, passo obbligato di ogni creatore. E qui mi fermo. Guardo allibita.
1. Oggetto - Cessione gratuita dei diritti.
1.1 Con il presente accordo, Lei concede sin d'ora al PD, a titolo assolutamente gratuito, per tutto il mondo e senza limitazioni temporali, in via non esclusiva, ogni e qualunque diritto di riproduzione, esecuzione e rappresentazione in pubblico, comunicazione al pubblico, messa a disposizione del pubblico, distribuzione, traduzione, elaborazione, noleggio e prestito, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di uno o più filmati audiovisivi (di seguito il 'Filmato' o i 'Filmati') che Lei, ovvero il Suo figlio minore, metterà a disposizione del pubblico sul Suo Sito, da Lei, ovvero dal Suo figlio minore, indicato al momento della registrazione (di seguito 'il Sito di Origine'), e che saranno selezionati dalla Società alle condizioni previste dal presente accordo.
I suddetti diritti potranno essere esercitati direttamente dal PD ovvero da soggetti terzi autorizzati dal PD, nel qual caso resta inteso che il PD potrà individuare tali soggetti terzi nonché negoziare e concordare con detti terzi le condizioni, anche economiche, per l'esercizio dei suddetti diritti, a propria discrezione, in ogni caso senza che nulla Le sia dovuto per l'esercizio di tali diritti.
Allora vado alle faq, forse mi spiegano.
1. Allora spiegami cos'è YouDem.tv
YouDem non è una televisione. Non è nemmeno una piattaforma come YouTube. Assomiglia alla prima e assomiglia alla seconda, ma il valore degli strumenti dipende sempre dall'uso che se ne fa.
Una tv diversa? Infatti assomiglia a entrambe, peccato nel modo sbagliato.
Della prima, invece di fornire lei i contenuti li prende dagli altri così la fatica e la spesa è azzerata. Bello il 2.0!
Della seconda invece di giustamente lasciare i diritti di sfruttamento agli originali autori - e ci mancherebbe, anche il web e la libera circolazione della cultura è fatta di questo - li vuole per sé. Ovvero tu lavori al materiale, poi noi ti facciamo il favore di farlo vedere - forse dimenticandosi che già da tempo sul web questo si fa tranquillamente - e in cambio lo prendiamo per farne ciò che ci pare.
Però.
Era già cominciata con Current.tv, la tv di Al Gore, alla quale presumo YouDem si ispiri. Leggiamo un punto dei loro Terms, che essendo lunghissimi e noiosi, come per i contratti telefonici o quelli bancari, tutti saltano per poi ritrovarsi con le gatte da pelare.
C. L'utente riconosce di non avere diritto ad alcun corrispettivo monetario in cambio dell'esercizio da parte di Current dei Diritti Internet, dei Diritti promozionali e dei Diritti Media. Tuttavia, l'utente può revocare in qualsiasi momento tali diritti relativi ai Materiali Inviati attraverso una comunicazione scritta a Current, a seguito della quale i diritti ritorneranno all'utente e Current non disporrà di alcun ulteriore diritto di sfruttare tali Materiali Inviati. Nel caso di revoca, Current avrà a disposizione un periodo commercialmente ragionevole per rimuovere i Materiali Inviati da ogni piattaforma sulla quale aveva deciso di diffonderli. Inoltre, Current ha facoltà di utilizzare le idee, i concetti, i know-how o le tecniche contenute in tutte le comunicazioni e nei Materiali Inviati trasmessici dall'utente per qualsiasi scopo, in qualsiasi momento e senza implicare alcun corrispettivo o obbligo nei confronti dell'utente.
Quindi attenzione, sembra banale ma non tutti i siti di videostreaming a base 2.0 sono uguali. Capiamo bene quello che andiamo a cliccare e dove lo clicchiamo. Che accettare certi sfruttamenti sia per nostra ragionata scelta, credo politico, ecc, niente da dire. Per tutti gli altri leggiamo bene le regole prima di decidere a chi affidare le nostre cose. Non sia la voglia di protagonismo a tutti i costi a rendere ignari, come sta succedendo anche nel campo del libro per un altro verso, con le centinaia di finti editori a pagamento che dimenticano di farlo presente agli aspiranti autori.
Però per favore non offendano l'intelligenza e l'integrità di chi lo fa davvero l'interesse sociale, spacciando certe iniziative per qualcosa di nuovo. E' solo il modo 2.0 di qualcosa che è sempre esistito e ha un nome. E' anche contro questo che la rete con i suoi geniali teorici e milioni di partecipanti volontari si è sviluppata e arrivata ad essere com'è adesso. E va lottato stretto perché lo rimanga.
UNA TV DIVERSA? PECCATO NEL MODO SBAGLIATO!
Benvenuti!
Sta per nascere YouDem, la prima Social TV dedicata alla politica e alla società italiana.
Non ho mai voluto arrendermi al fatto che la Cina fosse vicina a noi europei in quanto a diritti. Ieri, parlando con una persona tramite LiveJournal, piattaforma di blog americana, mi raccontava della sua difficoltà come cinese di accedervi semplicemente per postare commenti spiccioli a un topic sulla televisione. Sembrava fantascienza, leggendolo, ma sta dietro l'angolo.
Nonostante questo, ciò che è successo nel mese di agosto da noi è stato un colpo basso per un ordinamento civile.
Sono idealista, io credo a questo paese e non mi vergogno di dirlo. Per questo soffro quando lo vedo martoriato dalla corruzione e bloccato dalla stupidità e dagli interessi di parte. E questa è una grande vittoria di un paese civile, prendiamone atto. Tanto siamo stati i primi in Europa a tentare una restrizione alla libertà della rete, tanto siamo i primi oggi a dire no. E' un giorno benedetto per ogni cittadino e utente e allora fatemi fare un minuto di esultanza perché lo sapevo che avevamo ragione.
Per quanto le molte voci del coro mediatico si fossero buttate all'arrembaggio della cosa e avanti con termini di pirati, ladri, ecc (da morire dal ridere, se non fosse stato da morire di desolazione, il servizio di ItaliaUno che ha scambiato la questione con un problema di marchi taroccati: si, infatti ci stavamo occupando giusto di borsette di Prada..!), il provvedimento imposto agli ISP italiani di bloccare l'accesso a un sito era assolutamente illegale. Se il diritto non è un’opinione, se il diritto serve a garantire i diritti dei cittadini, se il diritto è diritto in quanto legge scritta, allora le voci che abbiamo alzato dovevano per forza fare qualcosa.
Da ieri 25 settembre il Tribunale del Riesame di Bergamo ha riconosciuto la validità del ricorso di Peter Sunde, uno dei tre admin di Piratebay e colui che di persona era sceso nelle lande del p2p italiano contattando tramite forum, e ha ordinato il dissequestro dell'indirizzo di The Pirate Bay per gli utenti italiani.
Come ha dichiarato uno degli avvocati di Sunde: "Il problema è che si dispone una inibizione non sulla base di un reato posto in essere ma di una presunzione (la sottolineatura è mia) statistica allora si censura e non si sequestra".
Ciò che con molta indignazione sostenevo nel post di agosto che spiegava la faccenda. Piratebay sarà raggiungibile di nuovo digitando www.thepiratebay.org
Intanto qui la denuncia di Altroconsumo al garante per un eventuale coinvolgimento di FIMI, l'industria discografica, per i reindirizzamenti sospetti che avvenivano nei primi giorni di oscuramento. (E non li neghino, che ci sono stati e eccome, furbacchioni!)
E intanto l'Europarlamento affonda anche la Dottrina Sarkozy, pronta a far diventare gli ISP come Telecom, ecc. poliziotti della rete con altre allegre amenità pro corporazioni.
Un passo avanti nel rispetto del singolo. Ora non rimane che rimarcare un fatto: il grado di stupidità, ignoranza e codardia della stampa e della tv sull'intera questione. Chi pensa ancora che siano i mezzi più sicuri di informazione - già, ma che vuol dire oggi informazione? Questo è un concetto tutto da ridefinire, o forse sono solo da ridefinire le sue manifestazioni, come per l'arte - prenda atto anche di questo.
Fiera di aver combattuto in questa battaglia. Non è che l'inizio. Chi crede in un futuro possibile di libera condivisione digitale si unisca, faccia sentire la sua voce, nessuna paura.
Così titola il Corriere della Sera un articolo oggi per continuare sulla questione del filesharing di opere protette da copyright. Qualcuno dall'altra parte che non si vergogni di ammettere che forse stanno sbagliando pare ci sia. Naturalmente i NOOOOOOOOOO scandalizzati dei colleghi a seguire, come in ogni doverosa retorica.
(NDR. le virgolette a "pirati" sono mie)
ROMA — Lancia il sasso, ma non nasconde la mano. Pietro Valsecchi il provocatore stavolta la spara grossa: «Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate pure i libri di testo che costano un sacco di soldi!». Un appello ai giovani, un autentico invito alla pirateria. Il produttore della Taodue, televisivo e di recente anche cinematografico in sinergia con la Medusa, entra così a gamba tesa nella querelle sulla «retorica dell'antipirateria», partecipando a un dibattito condotto da Italo Moscati, in diretta da Venezia su RaiSat Extra. Rispondendo indirettamente all'intervento del giorno prima, (sempre su RaiSat Extra) del presidente della Siae Giorgio Assumma, il produttore del «Capo dei capi», insiste: «Si fanno troppi convegni sulla pirateria, il paese ha altri problemi. La fiction "I liceali", da noi prodotta, è stata trasmessa prima da Mediaset Premium, vista, scaricata, trasmessa poi dalla tv generalista e nonostante tutto ciò, una volta fatti i dvd, ne abbiamo venduti tantissimi. La pirateria - aggiunge - è un problema molto marginale, basterebbe pagare forse lo 0,50. Ben vengano i ragazzi che scaricano. La cultura va divulgata, è un bene che vi si possa accedere facilmente».
Tant'è, ma il sasso nello stagno causa subito una tempesta. Replica Assumma: «Trovo farneticanti le affermazioni di Valsecchi. Lo conosco da anni, è un uomo intelligente e spiritoso, che spesso usa delle espressioni colorite al fine di creare provocazioni. Sono convinto che in cuor suo è perfettamente contrario alla pirateria». È più pesante Tullio Camiglieri, recente coordinatore delle attività per la lotta alla pirateria nella produzione cinematografica: «Sono sconcertato. Le dichiarazioni di Valsecchi sono di una gravità assoluta. Se il nostro atteggiamento nei confronti delle giovani generazioni è quello di non far capire il valore del lavoro intellettuale, ma di considerarlo come un bene da poter saccheggiare, il futuro del nostro paese è destinato a essere triste. La pirateria è un reato, che colpisce il prodotto industriale e il lavoro intellettuale ». E il presidente dell'Anica Paolo Ferrari definisce la sparata di Valsecchi «irresponsabile: mi stupisce che un produttore attento non capisca che l'industria deve difendere gli autori. La sua posizione mi sembra un tornare indietro». Quanto poi agli scaricamenti illeciti della fiction «I liceali», Assumma sottolinea: «Il fatto che le sue opere televisive abbiano venduto moltissimo, malgrado siano state vittime di pirateria, dimostra quanto lui sia bravo nel suo lavoro. Ma se Valsecchi crede, gli dimostrerò con dati alla mano quanti sequestri di prodotti illeciti o contraffatti la Siae abbia effettuato negli ultimi mesi e quante delle sue fiction siano già cadute vittima della pirateria. È vero conclude - cd e dvd costano troppo, ma il primo esempio di riduzione dei prezzi deve essere dato proprio dai produttori ».
Emilia Costantini
04 settembre 2008

ORA SIAMO TUTTI CINESI
Comincia l’era oscurantista?
Mai come in questi ultimi giorni in Italia si può vedere e comprendere cosa vuol dire libertà d’espressione, e cosa vuol dire internet e la sua democrazia dal basso. E di quanto questa indisponga chiunque non possa metterci le mani sopra. Rendersene conto adesso invece di ingolfarci di solo sport e sole servirebbe a fare il nostro futuro un po’ più felice.
Non ci potevo credere quando l’ho saputo, non ci voglio credere ora in questo paese che io voglio civile. Che oltre tutte le chiacchiere che nel nostro occidente facciamo, sappiamo poi alla fine che comunque questa è la democrazia, che non si possono infrangere i diritti fondamentali delle persone, che ecc, ecc...
Che niente.
Due giorni fa la Russia invade la Georgia, un paese ora democratico che en passant invade il suo vicino e fa centinaia di morti. Siamo allibiti.
Due giorni fa tutti i fornitori di servizi telefonici e internet provider italiani, Alice, Fastweb, ecc, sono obbligati a bloccare l’accesso a The Pirate Bay, sito svedese, forse il più grande luogo di indicizzazione per i files disponibili in rete tramite la distribuzione p2p, pari a pari, con l’accusa di diffondere materiale illegale.
Della prima notizia sono pieni i tg per dire dei morti e degli italiani residenti che scappano. Giusto. Ma di quello che in questa storia siano le gravi responsabilità della Georgia quasi silenzio.
Della seconda non c’è proprio notizia, non una in questo spettacolo misero della disinformazione in Italia. E se lo diranno, che diranno?
Allora noi siamo qui a parlare, dal vivo, non chiacchiere, non share, la verità.
Bloccare vuol dire oscurare. Vuol dire che se nella tua barra indirizzo del browser digiti www.thepiratebay.org qui dall’Italia ti da pagina non trovata o irraggiungibile.
Vuol dire essere in Cina. O in Iran. O in Arabia, vuol dire essere allo stesso livello di paesi che usano provvedimenti di stato totalitario perché solo così possono tenere a bada la gente che non fa quello previsto. Per me usare queste parole è come mettermi una pietra in fondo al cuore.
Materiale illegale cosa? Droghe, oggetti di pedofilia, armi, mafie, riciclaggi, concussioni, cosa? Niente di ciò. Ma links a copie digitali in bassa risoluzione di materiale d’intrattenimento che vengono scambiate. I delinquenti, i veri delinquenti, eccoli a noi.
Che poi a TPB si siano imbestialiti parecchio– tra l’altro venendo di persona a chiedere notizie di prima mano in un forum d’altissimo livello dedicato al p2p - e abbiano in due ore aggirato l’ostacolo, non è quello che conta. Che sul sito ci sia una lettera durissima e a tratti delirante per l’Italia, idem. Non credo che tirare in ballo il presidente del consiglio sia la soluzione, troppo poco. Credo invece c’entri il fatto che esiste questo problema che sembra niente ed invece è temibilissimo: lo scontro tra chi detiene un potere che crede immutabile, i produttori tradizionali di media, e il mondo che sta cambiando, la gente che sta cambiando, la società nostra che è già cambiata. Loro, come pachidermi dell’era pliocenica, con determinata follia e sordi ai continui avvisi di morte annunciata che arrivano da più parti, continuano la battaglia contro nemici che vedono minacciosi e marciano spediti verso l’estinzione. L’ossessione fa di questi scherzi: rende ciechi a tutto e a tutti e ti destina all’annientamento. Intanto, però.
oggi
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