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sabato, 07 novembre 2009
X FACTOR 3: MARCO MENGONI AL SECONDO POSTO SU ITUNES

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marcoFrancamente se si guarda la classifica generale nel suo insieme è abbastanza impressionante: il Mengoni ha tutte, e sottolineo tutte, le sue esibizioni nella top 100 di ITunes.

Ieri e il 5 sulla piattaforma c'è stata un po' di confusione, sembrava che le canzoni della nona puntata fossero senza richieste e questo dava ragione al parere diffuso che soprattutto l'esibizione del pezzo della Martini fosse stata un fallimento.

Giovedì c'era stata la sindrome del giorno dopo, un bombardamento di reazioni negative, di accuse di sbaglio madornale, di esecuzione da dimenticare. Ma possibile? Ero sorpresa, io vedevo un'altra cosa. Il mio ego stava  demoralizzato in un cantuccio solitario e ruminante, non poteva credere di aver imbroccato una cantonata pazzesca. No, sul Mengoni no, mannaggia!

Ieri sera intorno alle 22 la verità: posizione più alta mai raggiunta, 2° posto.  A conferma se ce ne fosse bisogno che il pubblico di XFactor è il migliore in circolazione.

 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 09:42 | link |
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giovedì, 05 novembre 2009
X FACTOR 3 NONA PUNTATA: ESCE SOFIA E LO STUDIO SI UBRIACA

Di questa puntata ci ricorderemo le dita nella marmellata. O meglio nel vasetto. Tutti alticci parecchio ieri sera, si sono cantati più i canti stonati di montagna che quelli pop coi Bastard Sons of Dionisio e si sono distribuiti e mangiati i famosi zuccherini che l'anno scorso anche i Farias lasciarono in dote (sono zollette di zucchero sotto alcool e qualche spezia aromatizzante) come cura per la voce prima dei concerti.


Seeeeeeee, dissero i ciucchi persi di grappa trentina.
Ai BSOD va la mia stima di sempre: invece di fare le rockstar de' noantri come ultimo sogno di trasgressione, suonano e lavorano come matti. Sono grandi anche per questo.


Il fatto che per la maggior parte le persone in studio fossero astemie ha contribuito all’ebbrezza veloce ma tanto non c’era molto altro da fare. C'era una partenza annunciata che si è alla fine compiuta, quella di Sofia, bersaglio da settimane delle migliori intenzioni di sterminio: dai riti voodoo con le chitarre acustiche trafitte da spilloni alle danze della pioggia sui tetti delle case discografiche, dalle lamentazioni  in aramaico criptate nei blog di musica alle messe nere nei centri commerciali  davanti agli stand dei cd, dalle lamelle votive  etrusche gettate nelle tombe di Brian Jones, Jim Morrison e Jeff Buckley ai pupazzotti coi capelli di Hendrix nascosti sotto le panche delle birrerie, dalle corone di agli appese agli stipiti delle porte di RTL e sorelle ai dj che ripetutamente hanno fatto girare al contrario Sophy in the Sky with Diamonds per non parlare dei pendolini appesi al collo, si è fatto di tutto affinché uscisse e ieri sera il desiderio si è realizzato. Nota segreta dalla redazione di XFactor - si avvertono quelli che l'hanno votata: i numeri sono stati registrati, i nomi saranno individuati uno per uno e gli intestatari perseguitati, i loro averi venduti e i parenti costretti all'esilio.


Per il resto discreto livello di tutti, belle le Yavanna che cantano Vacanze romane e non urlano, un po’ meno la Marini ospite manierata nel suo ruolo siliconato sul  punto di esplodere che scommetto ormai ha stancato anche lei, Marco con Almeno tu nell'universo che crolla dall'emozione tutto tremante e porta alle lacrime parecchi, Morgan che gli dichiara il suo amore guardandosi  negli occhi, la Maionchi che si rompe i cojones, la Mori sempre strenuamente uguale a se stessa e non è un complimento, Silver con Un'avventura sempre uguale a se stesso e potrebbe anche essere un complimento, Giuliano che dopo 678 ore e 24 minuti di prove ha imparato benissimo le due strofe de L’immensità, la Maionchi che si rompe le great balls of fire.
Tommassini ieri sera si è superato non superandosi mai, a parte per Chiara con Le mille bolle blu, ma ci siamo divertititi a vedere le ballerine obese che ossessioneranno gli incubi dei maschietti per i secoli a venire.
Entrata Paola cantando Bjork con merito, un'altra esclusa dell'anno scorso e come per Damiano vale il discorso: non vorrei dire che c'era un motivo, una mancanza di pathos nel canto, ma aspettiamo di vederla in futuro.


E poi Marco. E Morgan. E Marco. E Morgan.


E Morgan che ieri sera si è rivoltato di brutto quando hanno ricominciato con la lagna solita del vincitore morale e Matteo e i secondi e i terzi e i bla bla di idiozia infinita: i revisionisti della storia non hanno mai pace. Quello che per molti è davvero difficile da comprendere è che se stanno cercando col Becucci un oggetto intercambiabile da classifica hanno sbagliato persona: la sua visione sofisticata della musica è un osso duro per chi è abituato a look&hits mordi e fuggi. Matteo si sta ritagliando con tenacia e senza grida un posto di estremo rispetto che molti non capiranno mai, come non capiranno mai cosa vuol dire fare musica e non semplici pezzi.
Non è un caso che Giusy Ferreri, la grande dominatrice di classifiche da un anno e passa, è un fallimento dal vivo. Ma vedete un concerto di Matteo e capirete. Francamente ci sono poche cose che mi danno fastidio nella vita ma l'ottusità si: è così difficile accettare la diversità di vedute e percorsi? Concepire che si possa arrivare alla meta per strade anche meno battute? Che se per molti attaccarsi al trend generale è naturale, per altri cercare proprie forme di vita è altrettanto naturale? Che spesso sono proprio queste che daranno le cose migliori e anche ritorni più duraturi?
Che uggia i ragionieri dell'arte. Prima di giudicare il lavoro di altri sarebbe bene darsi una calmata, riflettere ed evitare di offendere senza motivo.


Intanto il 13 novembre esce sia il cd di Morgan, la seconda parte del suo Italian Songs, che il cd di Matteo, tentativi entrambi di riprendere dal patrimonio sia italiano che internazionale canzoni di significato per riportarle all'attenzione del pubblico. Si rassegnino i detrattori e vadano a sentire le radio italiane che non li passeranno mai, saranno in buona compagnia.


Per finire che mettere come video? Domanda pleonastica, non c'è stata gara perché canzone triplamente difficile. Non solo perché al femminile e per fortuna non è stata cambiata per la prima serata Rai , è bello sentire un uomo cantare per un altro uomo,  non solo con la fama di appartenenza ad una delle più grandi interpreti italiane come Mia Martini. Ma con una base rarefatta ed estraniata bellissima adatta più all'ascolto che al canto, tra le note liquide di Waiting for the night dei Depeche di Violator e una ballata jazz, eppure riuscire a seguirla senza andare fuori, tenere la melodia quando questa porta altrove. Eppure emozionare: è stata un'impresa quasi titanica. Questa esibizione la si apprezza in pieno solo in ascolti consecutivi: la prima volta per seguire solo la voce, tenerissima e straziata, poi per la musica. Poi di nuovo la voce. E ancora, ancora fino a che si fondono. 
A dimostrare che la bellezza ha sempre poco a che fare con la perfezione ma usa ben altre misure. Qui siamo non uno ma cento gradini sopra tutto, oltre oltre oltre.


e questa


 



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Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 15:15 | link |
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sabato, 31 ottobre 2009
X FACTOR: MATTEO BECUCCI E MARCO MENGONI TRA I PRIMI DIECI SU ITUNES

matteo marco itunesFa piacere avere avuto ragione fin dall'inizio e vedere due artisti in cui credi guadagnarsi il giusto riconoscimento.

Il pezzo del Mengoni è salito da giovedì e che è micidiale lo sappiamo, Matteo è uscito appena ieri con il singolo in attesa del cd a novembre. Ora stanno accanto nei piani alti di ITunes. Che posso dire? Forza ragazzi!

In regalo la versione di Insieme a te sto bene fatta da Morgan live a Bologna insieme a Michele degli Aram Quartet. E se penso a come questo eccellente gruppo è gestito dalla stessa casa discografica che dovrebbe valorizzarli non so cosa potrei dire, lasciamo perdere.

 

Da notare che ci sono 3 cantanti di XFACTOR nelle prime 10 posizioni.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 09:01 | link |
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mercoledì, 14 ottobre 2009
Premio per il video più imbecille

Esiste un premio per il video musicale più imbecille? Ho cercato ma mi sembra di no, quindi lo invento io:


PRIMO PREMIO INTERNAZIONALE DI VIDEO IMBECILLITA’

E il mio candidato per il 2009 è Treat Me Like Your Mother by The Dead Weather, il progetto di Jack White degli ex White Stripes, diretto da Jonathan Glazer, autore anche di Virtual Insanity di Jamiroquai. Il video mostra un duello moderno tra White e Alison Mosshart dei The Kills.
La motivazione: come in quattro minuti o poco più riuscire a mettere insieme una menata senza senso, offensiva e oltretutto pericolosissima. Menzione speciale poi alle liriche, particolarmente profonde. No, non le traduco.
Naturalmente Youtube è pieno di commenti tipo: ganzo, forte, si vedono i buchi, vero rock, kick ass e variegate esclamazioni di coglioni in estasi. Cosa non si fa per vendere.

A chi guarda il giudizio e se qualcuno ha candidati all'imbecillità da proporre aggiunga. Faremo un contest in piena regola.


 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 07:01 | link |
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venerdì, 19 giugno 2009
Musica: NICCOLO' FABI - SOLO UN UOMO ma non solo una canzone

Un paio di mesi fa stavo in auto sotto il sole del primo pomeriggio già parecchio caldo e avevo un cd dentro il lettore, un vecchio cd allegato di una rivista inglese che si chiama UNCUT e spesso compro. Sono antologie intelligenti, brani inusuali, fremiti e piccoli scossoni, basi di techno e covers, pezzi sparsi, gradevoli, stupefacenti talvolta, comunque sempre una sorpresa nel loro scoprirsi. Poi il cd finisce, il sole no, il traffico aumenta e la stazione radio che spunta sotto mi butta nelle orecchie una canzone. Non ascolto quasi mai le radio, mi annoiano a morte quei tappeti a tinte uniche di musiche intercambiabili, per di più inframmezzate dalle pubblicità modernissime per i giovani d'oggi.

 

Ma ora ascolto. Incredibilmente mi trovo a seguire il testo di una canzone in italiano. Ma... da quant'è che non succedeva? Dico per la miseria e aspetto la fine, dimmi il nome, ma chi è, dimmi il nome avanti avanti! Parte il pezzo successivo del tappeto di cui sopra e buonanotte, il nome è perso per sempre. Ma non le parole e l'autore la sera stessa viene fuori.

 

Ma allora quando si vuole promuovere un testo decente ci si riesce ancora. Quando si arriva a costruire una canzone non mordi e fuggi, tanto chi se ne frega, basta venda, ma qualcosa di vero per te autore che poi diventa patrimonio condiviso con l'ascoltatore, allora si fa ancora, in barba alle previsioni di mercato e casa discografica.
Ora, non so quanto SOLO UN UOMO di NICCOLO' FABI venda, credo il giusto tendente al basso e va benissimo, ma lui regala un pezzo da conservare anche per poi, da portare con sé, insomma qualcosa che resta e lo accomuna alla migliore letteratura.

 

Per questo, ho già cominciato a farlo col pezzo di Battisti durante Xfactor, metto il testo qui. Perché vale solo per le parole, anche se poi la musica lo veicola a dovere per ancorarlo a questi nostri anni.

 

E anche perché mi ha stranamente commosso. Mi ha ricordato per assonanze e quasi titolo un autore dei primi anni '90 da tempo rientrato alla vita normale che io amo molto ma non citerò qui, per rispetto al suo scomparire, e che mi piacerebbe tornasse.

 

Com'è bella la musica quando è davvero musica, fuori dalla banalità trita.
Ieri in un tg qualunque la giornalista si stupiva sonoramente del successo di quasi trent'anni dei Depeche Mode, in questi giorni in concerti superaffollati in Italia. E mi sono accorta che davvero non riusciva proprio a capirlo, neanche  guardandoli e sentendoli. E allora che ci stava a fare lì a parlarne, specchio senza riflesso di molti addetti... a che? irrimediabilmente scollati dalla sostanza delle cose perché persi nelle forme indefinite delle apparenze del pressappochismo, niente di più lontano dal mondo di chi segue la musica per davvero, di qualunque genere sia. La musica vera è cultura profonda, cultura dell'uomo, esigenza, fondamento, compagna e punto focale proiettato in avanti, ma lo scordiamo troppo spesso.

In questi giorni ce n'è tanta a Parma, al Festival della Poesia, altra forma d'arte altissima, viscerale  e bistrattata, perché non commerciabile secondo i canoni soliti. A domandarsi perché ogni cosa per valere deve essere commerciabile in termini quantitativi. Perché molti  di noi siamo in movimento per altri versi.
 

Ecco allora anche il video di Fabi girato in una splendida da sempre Trieste.

 

 

 SOLO UN UOMO


E' solo un uomo quello di cui parlo
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance ha il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra quando striscia

le sue serate le sue ferite
le donne amate e poi dimenticate
dell'ambizione della speranza
le ragnatele della sua stanza
di quando ha paura di morire
e un orgasmo la fa tremare
di quando la vita non è così come appare

e' solo un uomo quello di cui parlo
quando inciampa nella sua ombra
quando cammina sull'acqua e non affonda
e' solo un uomo quello di cui canto
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto di quell'universo
a forma di persona

parlo di quando spara a suo fratello
e s'inginocchia a un portafoglio
quando osserva l'infinito
attraverso il suo ombelico
quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura
una menzogna è più cattiva
nascosta dentro una preghiera

e' solo un uomo quello di cui parlo
di una doccia dopo un tradimento
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto
è solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire e solo partire
o è anche scappare

è solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare amare e abbandonare
è solo un uomo ma lo voglio raccontare
perché la gioia come il dolore si deve conservare
si deve trasformare

 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 10:42 | link |
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giovedì, 28 maggio 2009
Musica: MORGAN E MATTEO NEL CONCERTO DI LIVORNO

Si dice che le covers siano roba da karaoke, da balera. Da matrimoni. Cioè da gente di poche idee. O artisti di poco talento. Poi capisci come i pregiudizi sono la morte delle possibilità. Della creatività. E dei media: le loro frasi fatte si sfanno e ti ritrovi a pensare che fare proprio qualcosa di un altro non è arrendersi e rubare, è conservare e rinnovare, è ricostruire regalando emozioni mai spente. E' una stretta di mano sincera tra oggi e ieri. Dipende da chi sei e da come sei. E' forse il sangue di ogni arte.

Vorrei dire diverse cose ma non dirò altro. Li abbiamo avuti per quattro mesi e ce li siamo goduti. Chi c'era sa di cosa sto parlando, per gli altri non ci sono parole abbastanza per spiegare quello che è stato, vedere le cose belle nascere, crescere. Le cose inaspettate. Allora metto due video imperfetti di per sé, fatti da spettatori gentili al concerto,  ma buoni abbastanza per capire cosa non sono questi due insieme.

E una preghiera al dio degli organizzatori, managements e agenti: una serie di concerti sparsi per l'Italia al più presto sarebbe gradita.
Parecchio. Ma proprio, proprio parecchio.



E un pezzetto di I'll fly for you - dal CONCERTO del 25-5-2009 di Morgan a Livorno:



EDITO

per
AGGIUNGERE UN BONUS dal Concerto di Crema del 27 maggio DATA ZERO del tour unplugged.
Accompagnato ormai stabilmente da Lucio "Violino" Fabbri della PFM la cover emozionata ed emozionante di Your Song.

L'espressione della spettatrice che si sente poco dopo l'inizio del pezzo racchiude perfettamente anche il mio pensiero.




Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 07:57 | link |
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venerdì, 24 aprile 2009
X FACTOR 2: MATTEO BECUCCI PRIMO NELLA TOP DOWNLOAD ALBUM DI ITUNES CON IMPOSSIBILE

matteobecucciItunesEd eccoci di nuovo qua.  A cinque giorni dalla vittoria e  a riprova di quanto sostenevo ecco il mondo reale, quello che esiste fuori dalla tv e dagli isterici girotondi dei media.


MATTEO BECUCCI primo nella top download ALBUM di ITunes con IMPOSSIBILE che raccoglie le versioni lunghe di:


Impossibile, il pezzo inedito

The Power of Love, cantata insieme a Elisa, un gioiello, da vedere anche il video su Youtube ( o indietro nei miei post)

Lo avrei dovuto sapere, sua versione in italiano della canzone di Jim Diamond “I should have know better”

Ancora, ancora, ancora di Mina, sexy da morire

I’ll fly for you degli Spandau Ballet, che tocca punte di grazia incredibili e ne fa una canzone nuova

Sei bellissima di Loredana Bertè, altra canzone femminile interpretata da un uomo. Eh.

  

Mancano, credo per questioni di tempo,  Stairway to Heaven degli Zep e Somebody to love dei Queen della finale che vorrei in alta fedeltà. Fino ad allora di nuovo Youtube, che se fa ascoltare malino almeno ci dà il video... e che video, in due minuti e 36 si è mangiato tutti...

Esce oggi 24 aprile la versione da negozio a un prezzo molto accessibile e mi viene di dare un consiglio: per quanto costi qualcosa meno su Itunes, la versione CD classica non ha paragoni per qualità e completezza, packaging compreso.


Compriamolo per noi e regaliamolo a chi ci sta a cuore, ci faremo un piacere, perché da anni non avevamo una tale fortuna nel panorama italiano. Italiano? Basta leggere i commenti di stranieri ai video della finale per capire....

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 08:52 | link |
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lunedì, 23 febbraio 2009
E PARLIAMO DEL FESTIVAL DI SANREMO...ma facciamolo strano

cominciando con una citazione di marketing da 91 discutibili regole per un marketing diverso, libro esilarante e intelligente di Gianluca Diegoli.
 
dalla regola discutibilissima n. 64:
 
Le vostre corporate communications guidelines, con i
colori Pantone codificati scelti da una società di
consulenza per un milione di euro, le specifiche dei
millimetri di contorno da lasciare attorno al vostro logo e
tutto il resto della vostra comunicazione coordinata, che
occupa il 90% del tempo del vostro personale del
dipartimento PR e immagine, non interessano a uno solo
dei vostri clienti.
 
Ecco riassunto egregiamente il mio atteggiamento verso il Festival di Sanremo e presumo quello di molti altri.
Ma entriamo nella questione Festival per i miei gusti: una noia pazzesca le polemiche finte, i finti opinionisti, le finte interviste e la maleducazione vera e cafona dei big fuori dal palcoscenico, quelli che diventano big solo sotto le luci dei riflettori, noia abissale quando snocciola le canzoni di una inesistente tradizione italiana tipo Al Bano, Renga e parecchi altri che urlano la loro estensione vocale, tengono le note sei ore ciascuna e si toccano il cuore, noia il De Profundis di Oscar Wilde "recitato" con l’accento monotono di Benigni, perché mi dispiace ma per me popolare non vorrà mai dire sciatto.
 
Piacere quando non si vergogna di parlare di cose belle ed eccellenti e soprattutto finito di parlarne le mostra, piacere quando la gente canticchia Luca era gayyy e ora sta con leeei, perché amen! ben venga il politicamente scorrettissimo, i ghetti del giusto e omologato dove molti si rinchiudono impauriti non li ho mai sopportati, figuriamoci quando si parla si sentimenti (anche se il testo di Povia sembra un breviario psicanalitico più che una canzone – ma la musica è micidiale e l’arrangiamento idem), piacere per un gruppo come gli Afterhours con una canzone che anche se non condivido del tutto ha le palle di esserla, una canzone, intensa come creatività, ingegno, bellezza. Piacere per la classe, Annie Lennox in primis, guardarla è capire cosa vuol dire artista. Piacere per la Pravo con le sue sette plastiche facciali che ha sempre carisma da vendere.
 
Mi sono dimenticata qualcosa? Si, di certo, anche perché sono state 5 serate e se le avessi viste tutte adesso sarei al centro di igiene mentale. Però quello che ho visto mi ha interessato, io che non guardavo il festival da mai - abbiate pazienza ma Pippo Baudo per me è più alieno di Arisa - ho visto lo sforzo di cambiamento, il tentativo e apprezzo.

Ecco, Arisa. Lei che ha capito bene il gioco e lo gioca, ma nessun inganno perché non c’è inganno ad essere quello che si vuole. La canzone? Scioccherella e molto studiata come le canzoni che si canticchiano, non il mio genere ma spezza con quella seriosità tutta accademica di cui parlavo sopra e quindi ci piace. Non è caratteristica dell’arte la varietà, l’abbondanza di stili e proposte, ognuna con le sue parole, i suoi riti, i suoi codici? Quando c’è questo abbiamo già quasi tutto in mano e orecchie forti per strade che si aprono davanti. Se il Festival di Sanremo vuole continuare ad esserci deve osare, osare e osare, osare ancora senza paura, perché non può nascere interesse dove tutto è già premesticato.
Ciò che conosciamo e ci piace è già con noi, ci diano altro e nuovo da poter amare. Non manca intensità e varietà e passione nella gente, manca visione lunga in chi ha il potere di scegliere: si diano una mossa.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 17:05 | link |
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domenica, 23 novembre 2008
Domenica Mattina in Musica

Sto facendo colazione, latte e cioccolato e intanto ascolto fuori. Ci sono spari in questa mattina di freddo parecchio e cielo che sembra pronto per le neve. Spari di che? Siamo in stagione di caccia? Non me ne importa molto, odio la caccia come sport, vorrei sapere che sport sia ammazzare animali, dove sia il divertimento nel far soffrire esseri viventi, e poi questi spari disturbano l'atmosfera da quasi dicembre che abbiamo in queste colline di solito silenziose e assolate. Ieri sera c'era un tramonto rosso sangue e oro da far venire i brividi. Bello avere i quadri del rinascimento fuori dalla finestra ogni giorno…
Mah, ascoltiamo Vivaldi che è meglio. Su RAITRE stamani c'è questo programma partito zitto zitto che porta la musica classica ai bambini.Quasi nessuno ne parla, il resto ha alzato il sopracciglio dicendo sai che noia.
Mi fa domandare quale sia il problema con la musica classica che abbiamo in parecchi. Ovvero l’equazione classica = noia. Sarà il modo con cui talvolta è stata presentata al volgo? Parrucconi accademici che disquisiscono su overture e accenti pontificando dall’alto? Mi sa che è la stessa storia di Shakespeare, per anni negli artigli della cultura alta che aveva completamente snaturato la sua natura di spettacolo popolare. Anche la classica oggi era musica popolare ieri. Popolare nel senso di fatta per la gente, non nel senso di banale. E la gente godeva e apprezzava. E si accapigliava pure. Ricordo mio nonno che litigava tra Verdi e Puccini: una femminuccia, chiamava quest’ultimo, troppo melenso (non si offendano le femminucce, mio nonno ragionava con la mentalità del suo tempo), vuoi mettere il vigore di Verdi?

Io posso dare solo un contributo trasversale. Adoro tutta la musica, quindi conto poco. Però posso raccontare la prima volta che ho sentito qualcosa che mi ha cambiato la vita. Ho sentito Bach che ancora non sapevo si chiamasse Bach e suonato da un musicista che poi era molto poco accademico. Ma le Variazioni Goldberg suonate da  Glenn Gould (1932-1982), geniale pianista e compositore canadese dalla tecnica formidabile, furono e sono tuttora un’esperienza trascendentale. 

Le 32 Variazioni Goldberg per clavicembalo sono un’opera composta da Johann Sebastian Bach tra il 1741 e il 1745 per Johann Gottlieb Goldberg, un giovane musicista a quel tempo a servizio come maestro di cappella presso il conte Keyserlingk e costituiscono uno dei capolavori assoluti di Bach nell’ambito della musica per strumenti a tastiera.

Se siete tra quelli che non l'hanno mai ascoltate non posso che invitarvi a comprare il CD e consumarlo.

  Qui due rari filmati dell'artista estremamente schivo: 


Glenn Gould plays Goldberg Variations 1-7



Glenn Gould plays Goldberg Variations var25


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venerdì, 31 ottobre 2008
E' uscito CONTROL, il film su IAN CURTIS e i JOY DIVISION

Control


Attaccato ad una parete di camera mia c’è un manifesto comprato a Londra. In una cornice nera l’immagine di una statua dolente, una figura di pietra reclinata con la mano sulla fronte, sfinita, l’altro braccio proteso al di fuori. Sopra c’è scritto LOVE WILL TEAR US APART. Che l’amore talvolta separi proprio da quelli che amiamo è un dato di fatto, doloroso e necessario qualche volta.
Credo all’inizio degli anni ’80 non ci sia stato gruppo musicale che abbia influenzato in maniera innotata ma radicale, direi virale, un’intera generazione più dei Joy Division, a cui il manifesto richiama, copertina di un 12 pollici del 1980. Non parlo solamente di paesi anglosassoni, avvezzi al rock come parte integrante della quotidiana cultura, parlo anche dell'Italia.
Avete presente gli anni ‘70, quelli con le lotte di protesta, Mao, le gonne lunghe, i cantautori dimessi con gli occhi bassi ma tanto, tanto impegnati, i collettivi e i dibattiti, e dall’altra parte i buoni provincialotti con il sesso che sembrava la grande trasgressione, visione codina di compagne sempre arrapate nei milioni di filmacci di quegli anni che ora ci toccano a riempire i palinsesti notturni come una medicina amara?
Ecco, dimentichiamoli.
Una parte della generazione degli anni ‘80 arrivava con una voglia di toglierseli di torno da far impressione. Era stufa, stufa, stufa di Woodstock, finti pace e amore, sogni lisergici da fuga perenne, giacche di velluto marrone, tirate politiche fedeli alla linea, terrorismi e mercificazioni. Voleva qualcosa di nuovo di cui sentiva l'odore ma soprattutto il bisogno.
Veniva dalle esperienze indipendenti e underground di terra e lingua inglese, era avanti anni luce. Ma quando si parla di quegli anni nei media, l’Italia ha preso questa brutta abitudine di ricordarli come quelli dei sapore di mare e delle tv private, Reagan e Thatcher, Duran Duran e disimpegno. Sono cazzate e pregiudizi ideologici di gente che non ha voglia di sapere.
Perché quella generazione c’è stata ed è stata quella che ha avuto con l’arte e la musica in particolare, indissolubilmente legate, un rapporto viscerale ed estremamente creativo, attivo.
Far musica è come scrivere: devi dire qualcosa. E allora il punk dal ’77 e poi il suo naturale sviluppo, la new wave, onda nuova non a caso, rompeva con le brodaglie dei supergruppi ricchi e sfasciati, nonché sfacciati e tristemente scoppiati tali e pari ad oggi, e restituiva serietà e profondità alla figura del musicista oltre che alla musica. La personalità, con il suo credo originale, alla musica fatta.
Avanguardie artistiche e modi nuovi di vedere, in osmosi con gli anni che stavano arrivando, un occhio attento al singolo individuo, non più alle masse indistinte, che poi è il nostro modo oggi. Beh, è cominciata allora.
Quel momento le voci deputate nostrane lo guardarono da lontano, stavano ancora seduti sull’America musicale di dieci anni prima, mentre l’Inghilterra si ergeva a dismisura. Francamente, a dirla tutta, non l’hanno mai preso.
Troppo sofisticato, troppo poco familiare, troppo cosmopolita, oggi diciamo trasversale, strano e raffinatissimo. Menti feconde ha prodotto e alimentato. Quanto politicamente scorretti ai nostri occhi, ma quando mai l’arte è stata il contrario: lo stesso nome Joy Division viene dalla sezione delle prostitute dentro i campi di sterminio nazisti. Divisione della gioia. Ah.

Non posso pensare che la brevità della vita di Ian Curtis, dovuta al suicidio a 23 anni (il gruppo di cui era il cantante ha all’attivo due album, una manciata di 12 pollici e diverse antologie postume, per non dire dei bootlegs) non abbia influenzato la naturale propensione alla tristezza di diverse generazioni, anche di qualcuno dell’attuale. Ma lui non è Cobain, amante della droga e beniamino dei media, qui le droghe non c’entrano, c’entra il male esistenziale isolato, contorto e poco fashion. Neanche cool.
Un male silenzioso, fuori dalle luci della ribalta e dentro le ombre della mente e le impossibilità di relazionarsi alla realtà circostante. Proprio perché questo appartiene a tutte le generazioni, nessuna esclusa, la musica dei Joy Division è di un’attualità sconcertante.
Al suo confronto orde di ragazzetti tirati a nuovo che ci guardano da MTV e palcoscenici lucenti svaniscono, i seni gonfiati e i bulli da ridere, scandaletti da rivistina patinata, e cantanti nostrani, con le virgolette di molte banalità che tanto fanno vendere e sollevano poche domande. Qui c’era altro.
Ce lo sentiamo in molti, questo altro, se so di una petizione affinché il film arrivasse finalmente anche in Italia, e ora è arrivato. L’ho visto un anno fa e il consiglio è vediamolo ancora e ancora, ci torno anch’io, non so come sia il doppiaggio ma passi. Supportiamolo anche, comprando il dvd: Anton Corbijn, produttore e regista, ha venduto parecchi suoi averi per realizzarlo e una mano non gli farebbe scomodo.

E’ un buon film, non indugia su facilonerie possibili né di ieri né di oggi. L’unico appunto è il bianco e nero, visione scontata ma vendibile bene di una storia tragica. Il regista è anche grande fotografo del rock e dice che è così che li vede ancora. Sono in molti ad aver visto i Joy Division in due sole tinte contrastanti. Io, chissà perché, li ho sempre visti a colori, forse non così accesi, forse acerbi, ma certo a colori. Un'innocenza disarmante.
Fu una moda il sequel mortuario, la vena funeraria è anche bella. E quello che oggi si chiama goth se n’è impossessato. Il dark, se mai capisco che voglia davvero dire, parte da lì.
Il film è la storia di questa breve vita, la lotta contro la malattia e la poca capacità di sopravvivenza in un mondo sulla coda delle devastazioni degli anni '70.
Se ci pensiamo, ne portiamo tutti, volenti o nolenti, ancora i lutti. E la musica è la valvola di sicurezza alla fine insufficiente, strumento d’interpretazione del vissuto quotidiano inadatto, sbriciolato, inefficace. Tutto sfuggiva tra le dita:
 
This is the crises I knew had to come
Destroying the balance
I'd kept
Doubting and settling and turning around
Wondering what will come next
 
Ecco questa è la crisi che sapevo arrivare
A distruggere l’equilibrio che avevo
Dubitando e accettando e voltandomi
A chiedermi cosa succederà dopo.
 
Nessun gruppo come loro, probabilmente mai più nessun altro come loro, di quella tristezza infinita, ed è giusto così. Insegnare che la musica è dura, può essere anche terribile e anche poco accomodante, scarsa consolazione. Ma la rappresentazione del dolore non deve per fortuna coincidere con l’azione attiva del dolore, è stata una simbiosi che una persona ha pagato e fatto pagare.
Un altro gruppo, e non il solo, è restato in questa storia, come The Sound di Adrian Borland.
Lui meno famoso, meno maledetto, venuto dopo il mito già creato. Con il suo maestro ha condiviso la malattia e una fine che in maniera simbolica ha chiuso quella stagione dirompente, meravigliosa e irripetibile che è stata certa musica degli anni '80, un’esperienza che è ancora nell’anima e nella mente di chi l’ha vissuta e di chi oggi ne vive l’eco. Ma molti caduti per una strada di cui non si vedeva termine, in una mitizzazione diretta del suicidio oggi molto sbiadita, almeno con quegli intenti. Un altro mondo? Forse. Ma la lucidità della visione lascia sconvolti:
 
Here are the young men,
a weight on their shoulders
Here are the young men,
well where have they been?
We knocked on doors
of hell's darker chambers
Pushed to the limits,
we dragged ourselves in
Watched from the wings as
the scenes were replaying
We saw ourselves now as
we never had seen
Portrayal of the traumas and degeneration
The sorrows we suffered
and never were freed
Where have they been
 
Ecco i giovani
Un peso sulle loro spalle
Ecco i giovani
Dove sono stati?
Abbiamo bussato alle porte
Delle stanze più oscure dell’inferno
Spinti ai limiti
Ci siamo trascinati dentro
Guardavamo dalle quinte
Mentre le scene si ripetevano
Ci vediamo adesso come non
C’eravamo mai visti
Ritratto dei traumi e delle degenerazioni
Il dolore sofferto
E di cui non siamo stati liberati.
Dove sono stati?
 
Per chi li ha nel cuore o per chi non li ha ancora incontrati un sito minuzioso di notizie e  una bella pagina di YOUTUBE con molti loro video. Video... se uso questa parola ci si aspetta ciò che non è. Qui siamo fuori da ogni cliché in campo musicale. È come l'oggetto di un mondo alieno che approda sulla terra, non sfoderargli le armi contro ma ascoltare ciò che ha da dire è il minimo dovuto.
 
Un grido d’aiuto, una punta d’anestesia. E no, con ogni tenerezza l’amore non ci separerà.
 
JOY DIVISION 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 08:51 | link |
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argomenti del post: musica, cinema, scrittura



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