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Uno sguardo trasversale e indipendente sul mondo dei media: letteratura e libri, cinema, TV, arte, spettacolo e musica.
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La mia vita a quattro ruote, le elezioni in Iran e una strana procedura in Arabia Saudita.
Ritorno dopo parecchio alla mia casa virtuale con una gamba in meno che funziona e un nuovo mezzo di locomozione che si chiama sedia a rotelle. E' la mia compagna da più di un mese e siamo buoni amici, ci scambiamo persino consigli.
Quando siamo disabilitati dalla vita a due gambe e con molto dolore c'è poco da fare oltre soffrire. Ora che il dolore è sceso di due millimetri riprendo le fila un po' sbrindellate delle mie giornate e ricomincio a guardarmi intorno. Perché giuro non so come faccia che vive una vita narciso concentrata solo su se stesso e i propri bisogni: io dopo un mese di tale ahinoi necessaria forzatura stavo per uscire di testa.
E ritorno guardando di nuovo all'Iran e ai giorni del dopo elezione.
Dolcissimo paese di tradizioni gloriose e giovani in gamba, l'Iran. Che lottano e sperano, che lottano e perdono, che lottano e sperano di nuovo. So che continueranno a farlo fino a che vinceranno. Non c'è paese che guardi con più interesse, forse perché vicino da diverso tempo per altre ragioni di interessi in comune. Noi qua non possiamo pubblicamente fare molto se non guardare e sperare, adesso l'azione è solo loro, noi li osserviamo.
Intanto PBS, la tv pubblica USA - ma dire pubblica…direi privata in verità, se non fosse che la scambieremmo per certe porcherie nostrane, poiché è quasi del tutto finanziata dalle persone comuni e dalle fondazioni (e per chi non ne è pratico sentire ringraziare ogni volta i loro contribuenti a ogni inizio programma credo faccia un bell'effetto) - ha trasmesso a fine maggio un docu del giornalista Robert Lacey su come l'Arabia Saudita riabilita, si proprio, riabilita, i terroristi senza usare la tortura. E' un'inchiesta bella, di quelle che ricordano le gloriose degli anni 60 e 70 della RAI e che oggi non si fanno più, qualcuno un giorno mi spiegherà perché. E non mi si dica che il pubblico non le vuole perché tiro pugni. Ma mi domando anche di più come i giornalisti di professione di casa nostra possano oggi essere contenti di svolgere un mestiere perlopiù svuotato di molto senso…
L'inchiesta mette in mente un bell'interrogativo: possono i terroristi essere riabilitati? Cioè smettere di odiare non solo l'occidente e gli USA ma soprattutto i loro governi, visto che il grosso del problema è proprio questo, attraverso procedure usate in altre dipendenze?
La puntata è in linea visibile per tutti, naturalmente in inglese.
Tra i miei libri accatastati, quei miei libri che non lascerei andare per niente al mondo, c’è n’è uno mastodontico che si chiama The American Tradition e fa parte di quelli che ho usato per studiare la letteratura americana a scuola. In genere i libri di scuola, finita la scuola, fanno una brutta fine. A me con questo non mi è riuscito, ci sono troppe cose lì dentro che hanno cambiato la mia vita, e come si può buttare via un pezzo della nostra vita quando quel pezzo è stato felice? Appunto.
Mi ricordo come mi stupì la prima volta che, da poco iniziato, mi accorsi che riportava la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti come pezzo di letteratura. Oh, che c’entrava la costituzione con la letteratura? Io sapevo di Pascoli e Dante, figuriamoci. Eppure eccola lì. Poi lessi e capì perché aveva a che fare con la letteratura, espressione dell’essere umano e suo specchio permanente.
Thomas Jefferson, 4 luglio 1776, e la parte che ancora non mi si schioda dalla mente dice:
We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the Pursuit of Happiness.
Diritti inalienabili: la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
La vita. Quanta morte era passata prima di allora per arrivare a capire che l’uomo doveva abdicare al disprezzo di sé stesso, e considerarsi non più solo peccatore, infimo, servo, ma essere umano degno. E che con questo automaticamente metteva anche tutti i suoi simili nella stessa posizione.
Stavo rispondendo a un commento sotto di un amico preoccupato di cosa scrivere qui e mi accorgo che in fondo non è altro che raccontare il senso di qualcosa, e allora...
Dino scrive:
...Conosci qualche proposta che si sia congretizzata ?????
Stiamo attraversando purtroppo un momento difficilissimo, i nostri politici ce lo ripetono in continuazione ma non mi sembra di vedere che da loro venga un gesto che dia l'esempio di come aiutare chi prossimamente ( come mi auguro di sbagliarmi) avrà grande difficoltà di SOPRAVVIVENZA.
Si, le conosco, e molte per fortuna. Sono le voci e le mani di gente che sta dove c'è bisogno di fare, politici e non. Nel fare non ci sono categorie, ci sono solo persone. Di buona volontà o di cattiva, tutto qua, indipendentemente dai posti che si occupano. I posti non sono niente, niente di niente, ma quello che fai nel posto dove sei in quel momento è tutto.
Mi sono lasciato andare a riflessioni forse non adatte in questi giorni di festa e di " positività". Scusami.
Gentilissimo Dino, va benissimo, il blog è per questo. Ci sono altri posti in rete per farsi quattro risate, e anche qui le facciamo. Ma questo blog è nato e continua a vivere per andare dove anche gli angeli hanno paura di camminare, Pope e Forster mi perdoneranno se rubo loro l'espressione, altrimenti quello che sono e dico non avrebbe senso e la coerenza se ne andrebbe a spasso. Questa parola è per me fondamentale.
Il mondo italiano di internet è una realtà multiforme e sempre in movimento e per quanto sia intellettualmente libera è alla fine anche molto tradizionale e tende ad accodarsi alle opinioni di una corrente, normalmente quella più forte. Va bene per molti, non per me.
Mi piace dire quello che penso quando lo penso, e chi passa da qui può fare lo stesso. Non appartengo a correnti politiche formali quindi questo non è un blog di parte, qualunque sia, e accetta opinioni da qualunque parte provengano, non esiste per fare piacere a nessuno, esiste perché ci sono cose talvolta da dire e le dico. Che poi riesca nell'intento sta ai lettori dirlo, presumo spesso mi riesca piuttosto male, pero è quello che faccio.
Per questo è un blog volutamente senza pubblicità, senza adsense, senza blogroll, senza linkaggi o le invenzioni per far affluire gente e consensi: la ricerca forzata del consenso è figlia del conformismo e vedere e volere un futuro diverso è l'esatto contrario.
Il consenso spontaneo invece è il benvenuto e ringrazio chiunque si fermi e lasci qualche parola: sono preziose per me, quindi grazie di cuore.
Perché qui ci sono solo parole, nient'altro. Ma poiché credo profondamente nel valore delle parole, so che possono essere più forti di un uragano: se ancora fossimo scettici non è la parabola della vittoria americana di Obama la prova lampante?
E Saviano e Gomorra? Al di là del circolo mediaticointellettualedisinistra e i suoi infiniti dibattiti e santificazionidemonizzazioni, al di là della Mondadori e della sua macchina schiacciasassi di promozione, di tg e chiacchiere, di si e no, non è alla fine tutto ciò spazzato via dalla forza di parole che pur se per niente nascoste stavano adagiate come foglie secche, e un vento di tempesta le ha scosse? Voleva fare il botto, ci siamo ritrovati tutti con una bomba atomica.
Un Nero alla casa Bianca e la camorra omertosa rivoltata a tutte le ore, familiare come la pubblicità di un telefono: sono queste le due cose che alla fine, sunto di questo anno che comincia, rimarranno per chi vuole ascoltare.
Dovrei fare post corti perché la gente non legge e si stanca subito, dicono. E infatti io li faccio lunghissimi: i miei lettori hanno pazienza. Bisogna postare tutti i giorni per fidelizzare il lettore, e infatti io posto si e no due volte al mese se va bene e sono anche maleducata perché non ho il tempo di visitare i blog degli altri: i miei lettori hanno tonnellate di grazia e quintali d’indulgenza.
Credo nella democrazia di questo mezzo, democrazia vera, vera perché in tanti vigiliamo, non per grazia ricevuta, e la sfrutto. E credo nella libertà della scrittura, sacra, irrinunciabile, nel mio bisogno talvolta incontenibile di farla, ma credo anche nella libertà del lettore di non leggere per mille sue ragioni: io sono uno di questi.
Questo è il blog delle persone fuori di molti cori perché non sanno che farsene quando questi vanno contro il senso comune, quello della gente vera, o la verità, che non è piegabile e rivoltabile a nostro desiderio. Ammetto che ci piacerebbe ma non lo è, e chiunque dice il contrario noi sappiamo che sta cercando di imbonire la platea come i medici ambulanti del far west con le loro pozioni miracolose.
Quindi benvenuto coi discorsi serissimi fatti in un periodo di festa. C'è troppa necessità e anche disperazione intorno e dentro noi per essere ciechi e sordi. Facciamoli fino a stancarci (poco fa stavo rileggendo due libri che amo molto, Max Weber e la sua etica, e l'appendice di Pekka Himanen sulla rete nell’età dell’informazione), che servono a tutti e davvero, in questo momento di principi essenziali latitanti per uso e costumi, e poi potremmo andare a vedere l'ultimo cinepanettone che abbia ancora qualche posto a sedere...
oddio, no, francamente è troppo anche per me... vado a vedere Madagascar 2 :)
Chi vive in campagna come me si trova allegramente circondato da un'infinità di creature grandi e piccole sconosciute ai cittadini. Mentre sto scrivendo i miei due rospi domestici stanno prendendo il sole dentro un vaso di felci e un ragnetto campagnolo a strisce gialle e rosse mi sta guardando da sopra un mucchio d’appunti buttati là a caso e pieghevoli di eventi culturali passati.
Stamani la natura è bellissima, c'è un sole che picchia stretto e colora di marrone e oro la chioma della magnolia di fronte, del fico fronzuto e verde con la famiglia di merli che sta facendo un macello delle foglie sotto, alla ricerca della loro prima colazione. Cui seguirà la seconda, poi il pranzo, poi la meranda, la cena e lo spuntino pre-notturno. Si, sono ingordi, i miei merli, ed è bellissimo uscire sulle scale, aspettare che vengano a farmi compagnia e insieme restare in silenzio a guardarci, senza fare niente, godendo un po' d'aria. La consolazione che la natura ci dona suona una corda dolcissima dentro il nostro corpo e insieme cantiamo melodie anche se non ce n’accorgiamo. Il mondo è fatto di melodie sottilissime. Vorrei dirlo a chi ieri, dentro una biblioteca, mi ha fatto assistere ad un fatto che non avrei mai voluto vedere e che ora mi fa molto pensare. Non importa che fatto è stato, importa quanta tristezza mi ha messo addosso, quanta bruttura l'essere umano può seminare con la sua stupidità in un luogo che è il deposito del sapere e della conoscenza. Piccoli esseri apatici, piccola gente, piccoli animi meschini, quanto basta perché il mondo sia peggiore…
Mentre facevo colazione poco fa, sentivo lontano una tv accesa e i consigli ascoltati in religioso raccoglimento di un ennesimo giornalista/scrittore/tuttologo/informato sui fatti/ psicologo/ sociologo/politicante che avvertiva della crisi incombente e terrificante che ci aspetta tutti. Oddio! LA RECESSIONE!!
Quel piccolo elettrodomestico da giorni è pieno di buoni consigli di pubblicità regresso di tutti quelli che si sentono in dovere di ammaestrare il prossimo con la loro profonda ignoranza. Risparmiate, diceva il grillo parlante di stamani, i tempi che abbiamo davanti non sappiamo dove ci porteranno.
Oh, mio caro grillo parlante di scarsa memoria e poca generosità, forse tu non sai da dove viene questo paese e la forza che ha dentro, tu non la vedi, perché tu non ce l'hai, ma tu sei tu, parla per te, io non ti voglio sentire, e ho chiuso la finestra.
Profonda ignoranza direi proprio del mondo, perché se tutti ci mettiamo a non spendere più oltre il cibo e le bollette, con che cosa li pagheremo il cibo e le bollette? Lo sai che il capitalismo ha all’origine una forma di generosità che è il suo fondamento? Che l'interesse mio è per forza di cose anche l'interesse tuo? E che se compro meno vuol dire meno consumo, quindi meno produzione, quindi meno manodopera, quindi meno lavoro, quindi poi non avrò neanche i soldi per il cibo e le bollette? Benissimo, torniamo tutti alla vita primitiva, alle grotte e alle pelli cucite per vestirsi, insomma prendiamo le nostre banconote e nascondiamole bene. Dopo le useremo per accendere i falò.
Che business incredibile sono le finte catastrofi: basta guardare la faccia chi le annuncia, che tono compunto, che pose accorate. Sono piaceri infiniti, danno un potere sopra animi pietosi, ti fanno sentire padrone del mondo, sibilla del destino seminando paure come Pollicino le briciole, qualcuno le raccoglierà per sperdersi.
Quanta leggerezza invece serve per assecondare il mondo nella sua saggezza, quanto basta niente perché sia migliore.
Qualche disonesto speculatore-affarista ha fatto casini e il mondo si ferma? L'avidità ha tante vesti ma sempre avidità rimane, con nome e cognome di chi ci si lascia irretire. Prenderemo le responsabilità, perderemo soldi, ricominceremo, lotteremo, la prossima volta ci penseremo e andremo avanti.
E’ di oggi la notizia del risarcimento richiesto dai parenti delle vittime dei nazisti per le stragi compiute in Toscana durante l’ultima guerra. Il fratello di mio nonno ci è morto, in una di quelle, una delle persone prese alla sprovvista una mattina presto andando alla messa della domenica. Un altro ce la fece a salvarsi facendo un salto di diversi metri e fingendosi morto sotto gli altri cadaveri. La mia famiglia non ha richiesto il risarcimento e non lo farà. Anche qui ci sono responsabilità, e non solo dei tedeschi, e non saranno i soldi che ti ridaranno una vita.
Da qui noi veniamo, da queste vere catastrofi. Pensiamo mai abbastanza che diversi paesi hanno deciso di smettere di dichiararsi guerra e diciamo che ce la stanno mettendo tutta per mantenere il proposito? Che tale proposito figura nelle costituzioni come la nostra, che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”? Da qui veniamo, su questo costruiamo, chiudendo in pace i conti e seppellendo in pace i morti.
Dateci tregua, portatori di catastrofi. Toglietevi di torno, per favore, e fatela finita, ammorbatori di menti e pensieri. Non fosse altro, per far loro dispetto, prendiamoci questa giornata, uscendo di casa ora, dall'ufficio, oggi pomeriggio con gli amici, facciamo qualcosa di bello e semplice, un sorriso con il resto alla cassa, un grazie per chi ci lascia passare un semaforo, anzi lasciamo passare noi chi abbiamo davanti, insomma facciamo un gesto gratuito che rispetti l'armonia del mondo e la voglia di pace e concordia che tutti sentiamo. E poi compriamo qualcosa che ci faccia piacere, diamo via oggi un po’ dei nostri soldi, possibilmente facendo qualcosa che valga.
Lo dico a me stessa storcendo il naso: non ci sono soldi che tengano se perdiamo questo, non ci saranno mai soldi abbastanza per fare mercato dell'egoismo se ce ne lasceremo sopraffare, né recessioni finte o vere che terranno.
Il mio ragnetto campagnolo intanto, ignaro delle umane tribolazioni e soddisfatta la sua curiosità di questo strano essere che ha visto muovere i diti sopra una tastiera, ha ripreso la sua strada verso chissà dove. Ora lo seguo, vado a dare l'acqua al mio cactus spinoso e a raccogliere i semi di un ibrido di ipomea che quest’estate ha lasciato di stucco parecchi, mentre ascolto i Joy Division tanto per restare allegri. Lascio una riflessione del mio amato Rilke, contro l'ignoranza e la volgarità low cost del pensiero e delle azioni.
"Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima di essere accaduto.
Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente."
Con in mente ancora l'esperimento dell'LHC del Cern, l'anello di 27 chilometri che farà prossimamente scontrare particelle, ho girovagato in questi giorni piovosi di primo settembre tra qualche blog letterario di rinomata fama webbiana, e mi sono imbattuta, ancora e ancora, su altri anelli fatti di chiusure a riccio, piccole sette che non crescono. Bene, ho pensato, nella scienza si progettano insieme scontri di protoni per fame di conoscenza, negli intellettuali nostrani ci si sbrana a vicenda per posizioni aperte e mobili quanto la deriva dei continenti.
Visioni come nastri di Moebius, che riportano sempre a se stesse, ripetizioni infinite di convinzioni, che, se non messe a confronto, senza l'accettazione del vaglio di un altro modo pensante esterno, dialettico, restano valide solo per chi ci crede. Ce ne possiamo accontentare, giusto per gratificare il nostro ego inflazionato, di una cultura mediocre perché acritica, chiusa, vecchia, ideologica, autoelitaria, o vogliamo che sia viva e utile a qualcosa? Che la cultura, la metto tra virgolette, serva a qualcuno?
E siccome questi ricci lanciano spine disdegnanti e ritengono posizioni differenti un'offesa dogmatica, nascondendosi dietro il disprezzo del diverso - l'unico posto dove vedo seriamente dilagare il razzismo - alla faccia del ricatto intellettuale, mi è venuto in mente uno scritto.
Nonostante siano passati decenni e alcuni assunti sono oggi improponibili, la riflessione rimane. Perché se lo sento attuale vuol dire che certe cose non si riesce ancora a cambiarle e allora vale ripetere. Et si omnes, ego non.
Passaggio dal sapere, al comprendere, al sentire, e viceversa, dal sentire al comprendere, al sapere.
L’elemento popolare “sente”, ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale “sa”, ma non sempre comprende e specialmente “sente”. I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra. Non che il pedante non possa essere appassionato, anzi; la pedanteria appassionata è altrettanto ridicola e pericolosa che il settarismo e la demagogia piú sfrenati. L’errore dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il “sapere”; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporto di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (cosí detto centralismo organico).
Se il rapporto tra intellettuali e popolo-nazione, tra dirigenti e diretti – tra governanti e governati – è dato da una adesione organica in cui il sentimento-passione diventa comprensione e quindi sapere (non meccanicamente, ma in modo vivente), solo allora il rapporto è di rappresentanza, e avviene lo scambio di elementi individuali tra governati e governanti, tra diretti e dirigenti, cioè si realizza la vita di insieme che solo è la forza sociale; si crea il “blocco storico”.
A. Gramsci, Il materialismo storico, Editori Riuniti, Roma, 1971, pagg. 135-136

Mi piace quando, parlando tra amici, ci si chiede: "Ma quel film (o sceneggiato o libro o che si voglia) è la vera storia? Cioè racconta la cosa veramente com’è accaduta o è, parola di fama derelitta, romanzato? E secondo questo si decide la bontà dell'opera.
Il Caravaggio di Longoni che ho visto domenica e lunedì su RaiUno è la storia vera o è la storia romanzata? I giornali e gli intellettuali di questi giorni si sono riuniti in coro per gridare alla poca accuratezza storica della cosa. Per me, in fondo, è come chiedersi se Ulisse è esistito veramente e se per questo l'Odissea vale più o vale meno. E' come chiedersi se l'uomo è esistito veramente: il mio passato esiste, è vero, o è come me lo ricordo, come un altro me lo ha fatto vedere, come io oggi credo che sia?
Non amo per niente gli sceneggiati italiani di adesso. Mi sembra che invece di raccontare storie per portare qualcosa allo spettatore, sia lo spettatore che dovrebbe dare a loro qualcosa, soldi presumo. O senso. E non credo ciò sia una buona base di partenza per qualsiasi opera d'arte. L'invenzione narrativa ha la sua strada che deve percorrere fino in fondo se vuole essere specchio della realtà, e non è un controsenso. E' la finzione che rende vera la realtà, non lo spiegamento ai quattro venti dei fatti come dovrebbero essere. Credo che lo stesso discorso valga anche per i documentari, i tg e tutto quello che viene normalmente riconosciuto come insieme di fatti. Si devono riconoscere per quello che sono: non realtà, che non vuol dire niente, ma rappresentazione della realtà. Quindi molto relativa. Come qualsiasi finzione narrativa.
E Caravaggio mi è piaciuto. Io che ho nel cuore un film come il Caravaggio di Jarman (e se c'è qualcuno che ancora non l'ha visto si vergogni per 10 minuti e poi rimedi. L'edizione italiana del film ha uno dei doppiaggi più belli che mai mi sia stato dato di sentire) ho scoperto che mi piace anche questo. A parte la sceneggiatura che fa dire Fantastico! ad un uomo del ‘600 davanti ad un quadro, che si ferma sugli: "Eh! già, allora, uhm!” troppo spesso, sui molti dialoghi che piovono dal cielo irrisolti, sullo scavo dei caratteri di contorno pari a quello fatto da un cucchiaino sotto un elefante - e non è che per il protagonista le cose migliorino molto - e la musica della peggiore specie, melensa, ridondante ed inopportuna, la prova di Alessio Boni è splendida. Non è la luce di Storaro che ha fatto questo sceneggiato, anche se è bellissima e certamente ha contribuito la sua parte, ma è il protagonista che ha dato mente, anima e corpo allo spettatore. E lo spettatore ringrazia profondamente quando vede un attore che fa l'attore perché crede si possa recitare. Perché gli si fa quel dono che si realizza quando incontri la bellezza. ovvero estetica, etica e spirito sommati insieme. Insomma l'arte.
E la bellezza non è né nuova né vecchia, la trovi in un pittore morto da quattrocento anni e la trovi oggi. Non ha stato anagrafico. Come le persone da cui proviene.
In questi giorni di campagna politica in cui alcuni si sgolano a mandare a vaffa' le elezioni – poiché, infatti, a vaffa' questo paese è decenni che ci viene mandato, continuiamo pure a farlo, è giusto quello di cui ha bisogno - molti invocano lo stato anagrafico recente come fonte del cambiamento, del rinnovamento. E' bellissimo il valore attribuito alla persona come ad una borsetta di Prada: se sei della passata stagione non vali più. Di nuovo l'idea merceologica-ideologica di un essere umano, senza tenere conto del suo valore intrinseco, che potrai avere tanto o poco, il mondo è pieno di persone ignobili, ma che certo non dipende da quanti anni hai. Che a forza di fare la spesa nei supermercati ci è sembrato di vedere anche qualcuno di razza umana esposto con il cartellino della scadenza?
E gli scaduti dove li mettiamo? Bè, li mandiamo a Napoli e dintorni, tanto immondizia più o immondizia meno....
Nei giorni più caldi di quella storia, mentre guardavo da una parte allo sfacelo di quelle strade, alla latitanza delle amministrazioni pubbliche e all'ignavia dei suoi cittadini che si svegliano sull'orlo del baratro, e dall'altra guardavo un'università che stimo, dove ho trovato insegnanti meravigliosi, impedire a qualcuno di parlare in pubblico come richiamo alla libertà personale, mi sono portata le mani al viso e mi sono fermata un attimo a capo chino. E mi è tornato in mente un verso di uno scrittore medioevale, adesso molto di moda, che dice:
Ricordate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza, detto a chi voleva andare verso strade nuove ma aveva paura.
Ecco, che la paura non ci impedisca mai di ricordarci della nostra semenza. Che siamo esseri umani in mezzo ad altri esseri umani. Che siamo differenti da tutto quello che abbiamo intorno e che abbiamo da comportarci di conseguenza. Abbiamo una responsabilità che forse non vorremmo e per questo siamo tutti impauriti e cerchiamo di scapparne. Ma presumo che non è scappando, guerreggiandoci l'uno con l'altro o nascondendoci che ce la caveremo.
Forse pensando che la responsabilità non è quel peso che sembra, la responsabilità porta con se la libertà, questa sì un fatto, e la speranza.
Questo paese ha guadagnato tanti, forse troppi soldi e benessere dallo stato di cencioso dell'ultima guerra ma ha perso la speranza, anche quei due soldi di speranza che aveva sessant'anni fa. E che guadagno allora è stato?
Questo paese non crede più perché sono le persone di cui è fatto che non credono più nel loro futuro. Perché nessuno crede in loro se non come fonte di sfruttamento immediato o intralcio.
Non so dire con quanta gioia ho sentito alla BBC la notizia che il governo inglese stanzierà fondi per 5000 posti da allievo nel campo dell'arte tenendo conto del loro futuro e della loro eccellenza:
"We want to take raw talent, nurture it, and give people the best possible chance of building a successful business," Mr. Burnham ha detto.
Anche Caravaggio lo avrebbe apprezzato. Lui che ha vissuto una vita disgraziata, da fuori-posto perpetuo, in un secolo disgraziato eppure pieno dei futuri che sarebbero arrivati da lì a poco, con la scoperta della ragione, a ragione, come fondamento dell'uomo e della sua visione del creato. Lui che aveva incubi di squarci prospettici e luminosi ormai a tutti familiari, capace di lavorare perché anche in quel secolo disgraziato qualcuno credette in lui e gli dette una mano.
Anche Jarman, al cui ricordo va il mio saluto, lo avrebbe apprezzato. Tilda Swinton, sua attrice, lo ha ricordato un po' di giorni fa a Berlino. Di quanto difficili gli inizi, da fuori-posto incompresi, fino a che qualcuno credette nel talento e gli permise di continuare: mi manca, un regista come lui. Mi manca da morire il suo giardino di sassi e balocchi intelligenti che aveva costruito per tenere lontana la morte.
Vorrei con tutto il cuore che investimenti di questo tipo fossero apprezzati come possibili, e soprattutto necessari, anche nel paese dove sono e che vorrebbe farsi nuovo. Ma non è con le sole parole che ci si riesce.
Non posso non mettere la seconda puntata di questo serial festivo che mi è arrivata oggi sotto forma di una seconda lettera con il resoconto del Natale all'altro capo del mondo.
...Grazie di cuore per il vostro messaggio che è stato fatto partecipe ai miei bambini e comunità. Tutti siamo rimasti felici di sentirvi accanto a noi. Il S. Natale ci fa sentire tutti più famiglia e più buoni. Questo clima natalizio l’ha vissuto intensamente tutta la gente della mia Missione, in particolare i miei prediletti bambini. Veramente si sono sentiti al centro della festa e dicevamo di essere loro le persone più vicine a Gesù perché Lui è nato bambino ed è bambino come loro. Vari bambini durante la Liturgia della notte del Natale ringraziavano Gesù bambino per essere nato come loro, povero, nella capanna, bello, buono e bravo come loro. Qualcuno raccomandava a Gesù di fare il bravo, di non piangere quando ha fame e di non dare dispiaceri a mamma Maria e a papà Giuseppe. Le preghiere dei bambini sono state le più belle. Si sono ricordati di tutti dicendo persino i vostri nomi. Hanno pregate per la pace, perché nel mondo scompaia la fame, la miseria, perché tutti siano fratelli tra i fratelli. Per un giorno, tutta la gente, in particolare i bambini, hanno potuto sfamarsi. La polenta e fagioli è stata in abbondanza per tutti. Ho pranzato a tavola con i miei fratelli missionari, con le brave sante suore (generosissime) e alcuni responsabili laici della missione. Un bel pollo di un Kg e mezzo è stato sufficiente per il pranzo natalizio per 27 persone: la polenta e il riso con pomodori non è mancato. Persino il panettone fatto con la farina di granoturco e zucchero è stato ottimo. Non mancava proprio nulla poiché il clima di gioia e di fraternità si notava in tutti. Abbiamo pregato per voi tutti. Abbiamo persino fatto del pettegolezzo e dei bei commenti esagerati ricordando anche voi riuniti attorno al panettone e ad una montagna di cibo, regali e luci. Insomma abbiamo parlato anche di voi: sempre bene però! ...
Non so quante volte ho riflettuto in questi ultimi tempo su che cosa sia per chi scrive scrivere: il senso che abbia, il fine possibile, se non sia spreco di energie e di narcisismi deficientemente incanalati.
Insomma. Se scrivere non mi serve per vivere una fuga, che "mi porta lontano e mi fa sognare", come nei peggiori commenti al film preferito, se scrivere non è il fatto di poter andare ad abitare perennemente in quell'elettrodomestico da salotto che centrifuga cervelli e discernimenti o dentro le critiche del critico di turno nella rivista di turno del festival di turno, insomma, il mio posticino assicurato di fama e salamelecchi, inchini e complimenti nelle prossime antologie, allora, ma che scrivo a fare?
Ognuno che scrive scrive per ragioni differenti, e il prodotto del suo scrivere prende strade differenti. Ma potrei scrivere senza scrivere? Potrei far scrivere solo gli altri? Mi sa che è quello che sto facendo sempre più spesso e neanche poi troppo inconsciamente. Mi sento di nuovo un mezzo e non un fine e posso assicurare che è una posizione di privilegio sentirsi un acciarino.
Mi fa molto pensare anche a che cosa sia fare giornalismo seriamente, ascoltare invece di parlare, testimoniare invece di interpretare. Testimoniare. Credo che, per quanto confusamente e certo non intelligentemente, scrivere sia questo per me. E se la mano che lo fa sia la mia o quella di un altro mi è indifferente. Ma testimoniare che cosa? Quello che mi fa comodo, quello che credo di vedere? Quello che mi piace sapere? Quello che è socialmente - ah quanto! Non c’è schitarrata o pagina scritta che non lo sia ultimamente - corretto?
Qui quelli che sopravvivono con la nostra striminzita generosità?
Dall'altro capo del mondo loro muoiono di fame di pane, noi in questo capo del mondo moriamo di fame d'amore. Questi capi del mondo non sono poi così lontani, hanno entrambi piedi sporchi e fragili.

Testimoniare. Il fotografo Hans Madej ha scoperto qualche anno fa un villaggio, nella Polonia orientale, dove la gente vive usando la Bibbia come sceneggiatura per la vita. Ognuno ha un ruolo assegnato, ognuno è partecipe alla costruzione della futura capitale del mondo, posto ufficiale del paradiso terrestre. Che loro aspettano, secondo le parole del profeta Eliasz vissuto negli anni '30. E permette loro di sperare e sopportare religiosamente guerre, rivoluzioni e comunismi.
Così rido del pollo diviso in 27 e del panettone che non io ho mangiato: terrò le uvette come le briciole di Hänsel e Gretel, per ritrovare la strada tutte le volte che la perderò nel prossimo anno (e saranno diverse, presumo).
Das Paradies auf Erden, film di Hans Madej, uno dei migliori che mi sia capitato di vedere, è qui.

Voglio dare a tutti quelli che mi conoscono e mi leggono passando da queste parti i miei auguri davvero sentiti per queste feste che si avvicinano.
Non sono di circostanza. L'augurio che si fa agli altri è l’augurio che si fa soprattutto a se stessi, di essere parte per una volta di qualcosa di più grande, più largo della percezione del solo personale. E' allargare lo spazio per fare spazio.
Non m’importa molto di regali e cenoni, non m’importa di vestiti o viaggi da sogno alle Maldive. La tradizione festeggia la nascita della speranza e della possibilità per tutti, possibilità in cui io credo, dignità di essere considerati persone, esseri finiti con il diritto a vivere ed esistere, nonostante tutto. Per questo voglio pubblicare qui alcuni stralci di una lettera che ho ricevuto ieri dal Mozambico. Lì vive una persona che conosco che lotta contro l'impossibile per rendere il mondo possibile, più vivibile, fuori dalle chiacchiere e usando l’azione, la sola cosa in cui io vedo il futuro costruito.
E' uno spaccato di vita differente, terribile e ilare al tempo stesso ed è il mio minuscolo modo per dire grazie a lui.
.....qui, il clima nella Missione è di festa nonostante la realtà che ci circonda. Non è facile per me narrare alla gente la nascita di Gesù come il Vangelo lo descrive: “ ….nella grotta, Gesù nasce povero, con il freddo, le pecore, ecc. ecc”. Nella zona dove risiedo, in questo periodo, la temperatura è sempre sui 40 gc. I poveri che lottano per la sopravivenza sono la maggior parte della gente, mentre i ricchi strapieni e meschini rimangono un piccolo gruppo che si tornano sempre più ricchi e prepotenti a scapito dei poveracci. I bambini che nascono nelle capanne, privati dei diritti fondamentali sono la totalità. Il Natale ci fa sentire pure a noi tutti più buoni. Noto nei miei cristiani, nei miei prediletti bambini poveri una straordinaria generosità e solidarietà con i più deboli e indifesi. Tutti vogliono fare sentire che il Natale è ogni attimo che si aiuta e si ama il prossimo. Il nostro Natale sarà un Natale povero con i poveri ma ricco in esperienza di fede e di solidarietà.
La Liturgia del Natale sarà preceduta con il rito del Sacramento delle confessioni che inizierà alle ore 16. La Liturgia della Vigilia del Natale avrà inizio alle ore 21 e si prolungherà fino all’alba. Sarà una Liturgia inculturalizzata. All’alba avremo un piccolo gruppo di bambini che riceveranno il battesimo nel fiume. La partecipazione sarà massiccia. Sarà la festa dei bambini e della famiglia. Mentre i catechisti stanno rivedendo alcune parti della Liturgia, i bambini e i giovani preparano le danze e i canti per la celebrazione con gli abbigliamenti locali: vestiti con foglie e erbe e nelle braccia e nei piedi portano piccole noci con sabbia finissima e sassolini che emettono suoni celestiali con i movimenti delle danze. Un centinaio di giovani sta provvedendo il necessario per il convivio fraterno: pranzo e danze. Grazie all’aiuto di vari amici che mi seguono e mi sostengono con la loro solidarietà mi è possibile provvedere il pranzo natalizio: cibo per tutti i bambini, qualche caramella, una ciotola te di foglie di limone con lo zucchero o sale. Un po’ di debito l’ho dovuto fare ma mi affido alla Provvidenza. Per le festività ho acquistato anche molto sapone e altre cose di prima necessità per i più necessitati, soprattutto per i bambini. In tutta Missione, il clima che abitualmente qui si vive è di fraternità, di famiglia e solidarietà: in questi giorni è veramente straordinario. Pur facendo causa comune con la mia gente, mi sento veramente un cristiano, un missionario necessitato a imparare ad amare: “I bambini, i poveri sono i miei maestri nell’amore, sono i miei catechisti con la loro vita e con le loro opere di solidarietà”. Grazie anche a voi per il bene che mi fate. Pregate e aiutatemi ad amare sempre più i miei poveri, la povera gente che il Signore mi ha inviato per essere il loro Fratello maggiore, il loro papà e la loro mamma. Loro sono il mio maggior bene perché mi aiutano a vedere e servire il Dio di Gesù Bambino.
Il Natale lo celebrerò qui in Sede mentre le altre festività le celebrerò nella Comunità e zona di Banfica, una zona povera e moltissimo popolata. Per tutti noi sarà il Natale dei poveri, il Natale della fraternità, il Natale che accoglieremo la venuta del Salvatore con allegria e con l’esercizio della solidarietà. Sarà la festa dei bambini e della famiglia.....
Buone Feste a tutti.
Per la serie Pubblicità (di poco) Progresso
Spot n.2
" SONO FINTE !!!!"
Si, indubbiamente il personaggio è simpatico, i disegni acuti e l'idea innovativa…ma questo spot mi ricorda un fatto che mia madre mi ha raccontato spesso.
Erano gli anni cinquanta, le donne italiane cominciavano appena allora a gettarsi nella vita quotidiana extra familiare scegliendo un lavoro. Essere indipendenti economicamente era per molte di loro (e non è cambiato niente) un modo per rimpossessarsi di se stesse con ragione: che cosa sei se non hai il denaro? Voleva dire doverlo chiedere a padri e mariti, voleva dire essere schiave: dipendi da tutti meno che da te. Lavorare voleva dire essere indipendenti anche nella scelta: se tu ti mantieni, sei your own woman, padrona anche di quello che fai e come lo fai.
Alle donne piace guardarsi. In quegli anni assieme alle gonne gonfie increspate su vitini di vespa e ai seni maestosi, cominciavano i primi cambiamenti radicali all'aspetto di chi non si piaceva. Il cotonarsi e l'ossigenarsi i capelli era un fatto piuttosto trasgressivo guardato con invidia, stupore, timore da parecchi uomini e diverse donne.
La protagonista del racconto di mia madre aveva 30 anni, era bella, alta e decisa. E portava un’enorme chioma tinta color platino che non andava inosservata. Una sera, in treno, al ritorno dal lavoro, passando lungo il corridoio, un tizio dopo averle messo gli occhi addosso insistente e maleducato - e lei lo aveva oltrepassato senza degnarlo - stizzito le grida dietro: “Che bionda artificiale!” facendo ridere di scherno chiunque a portata di orecchio e di vagone.
E lei, senza scomporsi, si ferma, si gira, e dopo averlo squadrato ben bene gli risponde:
“Che coglione al naturale!” e lo pianta lì.
Bene, è quello che la tizia animata dello spot dovrebbe rispondere allo sgolato: si tenga pure le sue caramelle di menta. La civiltà futura che spero possibile è il diritto sacrosanto di portarsi al giro senza che nessuno ci metta bocca anche un brutto paio di seni al silicone.
E’ sesso? Le donne.
Il giorno 13 ottobre, il parlamento, con un voto trasversale, ha respinto l'emendamento che prevedeva la presenza nelle liste elettorali di almeno una donna ogni 3 uomini.Tutti ne hanno parlato ma solo per un giorno: il seguente c'era gia Prodi, la cocaina e le altre belle notizie.
Al di là del fatto che questi sono i soliti deprimenti, miserabili intrighi da politici volti alla conservazione di un posto sgranando i denti, non mi domando perché questa legge non sia stata approvata. Mi domando piuttosto che paese è quello che ha bisogno di una tale legge.
E qui, destre e sinistre, segretari di partiti o operai della Fiat, opinioni o credi, tutto diventa superfluo davanti al fatto che, per riconoscere una parte innegabile, si ha bisogno di una legge. Ma dice molto invece sullo stato di questa parte, che è sempre esistita ed esisterà sempre, eppure sembra qualcosa d’incompleto, di scomodo, qualcosa di cui si ha bisogno ma poi ce se ne vergogna e si tiene alla larga, con un po' di scherno. Un male necessario, le donne? Buone per cosa? E cosa sono?
Dai sacchi di putredine delle prediche medioevali alle madri del nostro 800, alle bambole ipersessuate di adesso, dove devono stare queste donne? Che devono essere?
Che rappresentano, soprattutto?
E' che mi fa sempre strano che un paese divida, non è la prima volta lo dico né l'ultima probabilmente, le persone in uomini e donne. Che sempre ci si rivolga, e con quanta accortezza, ai signori e signore, no, viceversa, come suggerisce il galateo: due mondi "separati".
Questo dialogo è accaduto ieri, casualmente, tra me e un’altro, parlando di lavoro:
Lui, molto gentile e comprensivo: "Noi uomini siamo fortunati. Per le donne è più difficile, si sa. Hanno tutto sulle spalle, i figli, la casa, il lavoro...."
Io: "Non ci vorrebbe molto a dividere la fortuna..."
Lui, ridacchiando: "Ci si può fare poco con la natura..."
Io: "Forse perché la natura c'entra poco…."
Forse perché c'entra molto, invece, con quello noi facciamo della natura.
Cosa ha, alla fine, di differente, una donna? Cosa fa, di differente?
Qualche attributo di carne in più e meno, qua e là. A pesarlo forse sarà 5-10 kg di diversa disposizione. Un nulla davanti al peso dell'universo.
La differenza si nota quando due esseri s’incontrano e si scambiano qualcosa. In due: io metto un ovulo, tu metti uno spermatozoo. 50/50. Una cosa nuova cresce e chiede asilo. La natura in questo caso, poiché la nuova cosa non è componibile come un LEGO ad incastro ma composta di una sola unità, ha deciso che l'essere che ha l'ovulo lo tenga nella pancia. Si chiama biologicamente "femmina". Nei cavallucci marini si chiama maschio ma sempre di pancia si tratta e gli ippocampi non si scompongono: boccheggiano e lui porta a compimento. Idem la femmina umana (quasi sempre): 9 mesi e poi fa nascere alla luce e al respiro e mette la cosa nuova in braccio anche al maschio. Ora lo tiene anche lui. Lei ha anche il cibo giusto, economico e a portata di bocca e lo dà alla cosa nuova per 7 mesi almeno. Fine della diversità biologica.
Ma intanto l'uomo - genere biologico maschile - su questo ha costruito e continua indefesso a costruire una tale disgrazia che va da quelle eclatanti di pochi - donne uccise perché ritenute socialmente inutili (poi lo porti tu, il bambino? Chiedi consiglio ai cavallucci?) - a quelle più tranquille perché comune a tutti, il corpo usato come carne da macello o da banco o di comodo.
Forse c'entra la legge darwiniana della sopravvivenza e del più forte, della nostra onnipresente necessità di sopraffare quando ne intravediamo la possibilità, intendendo sempre la storia come "Me lo permette, allora ne approfitto" e non pensando spesso che invece esiste la generosità, che fa sì qualcuno doni in piena volontà d'amore, per gli altri o per uno solo, e non perché è un cretino che si lascia fregare.
Ma il mio interlocutore lo capisco.
Si è aggiustato, come molti, nel migliore dei modi: la mamma prima che lo nutriva e gli lavava i panni sporchi, la moglie adesso che lo nutrisce, gli lava i panni sporchi ed in più è anche disponibile per la notte, tira su i figli e lo consola quando è depresso. Lui lavora tutto il giorno.
Non sono le famiglie italiane degli anni cinquanta, quelle cui guardare con un po' dello scherno del mondo che è cambiato. Sono il 90 per cento delle famiglie dovunque, a parte gli sceneggiati e i film e parecchi libri, perché lì in effetti non starebbe bene e farebbe reazionario e cafone. Bè, è quello che è.
Ci sono modi di vita che ci inorridiscono quando li vediamo in tv dietro a veli neri, ma qui non ce ne sono di tanto differenti se nonché non indossano orpelli e quindi si notano meno.
Queste coppie così giustamente stabilite, di genere italiano.
E’ nel tessuto profondo di paesi fatti di genti che usano e non concedono, prendono e non danno, egoismo personale portato a regole ed usi comuni.
Perché quando un costume di vita generalizzato qualcuno lo paga, e a caro prezzo, quel paese ha in sè qualcosa di profondamente sbagliato e non dovrebbe lasciare indifferenti. Così sarebbe un popolo civile e anche i suoi rappresentanti.
Eppure quello che alla fine suggerisce una possibile giustizia futura è il fatto che le prime vittime del pregiudizio non sono chi lo subisce ma chi lo ha. Chi da solo, credendo di separarsi, faccio il mio gioco e al diavolo il resto, non si rende contro che il gioco è in comune e c'è dentro fino al collo. Ed ogni volta tira quella corda, strozza un poco anche se stesso.
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