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venerdì, 31 luglio 2009
TV: arriva dopo nove anni il seguito di BAND OF BROTHERS

Era la seconda settimana di settembre del 2001 negli Stati Uniti, per la precisione la sera del 9 settembre. La tv via cavo HBO, allora una delle realtà più sveglie nel panorama mondiale, trasmetteva la prima puntata di uno sceneggiato o miniseries che avrebbe fatto un bel po' di storia della televisione.

Lo sceneggiato si chiamava BAND OF BROTHERS* e raccontava la storia della Compagnia Easy del Secondo Battaglione, 506° Reggimento di fanteria paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell'esercito degli Stati Uniti, dal loro addestramento a Camp Toccoa, la loro assegnazione al fronte europeo, fino alla fine della guerra.

Detto così niente di meno attraente parrebbe possibile se non per gli amanti delle guerre e delle armi che vanno a vedere i film per le battaglie e i fuochi a ripetizione. Beh, quanto di più lontano da cosa è BOB.

Tre giorni dopo quella prima puntata le torri gemelle cadevano e per gli americani questo racconto accorato diventava il racconto corale di un paese alla ricerca di unità e di una roccia solida cui appigliarsi attraverso il ricordo di un passato con più senso, quello della liberazione dal nazismo di cui erano stati protagonisti.

Voluto e prodotto da Steven Spielberg e Tom Hanks rimane a tutt'oggi una delle cose più... uhm, userò una parola che utilizzo poco, mirabili, fatte dalla tv e dal cinema di tutti i tempi.

Seicento minuti, dieci puntate epocali sia per il narrato che la messa in scena. La versione tv italiana purtroppo fu tagliata di un ora, ricordo nel 2002 la mia battaglia tramite le pagine di FILMTV fatta con Rete 4 che tentava di nasconderlo, ed è quella che tuttora gira nelle repliche. Anche il doppiaggio fu parecchio scarso, in definitiva un discreto pastrocchio che snaturò l'opera senza molto rispetto.

Ma la seconda guerra mondiale non si svolse solo in Europa, quella del Pacifico fu altrettanto dura, se non peggio. Ed ecco allora, come previsto subito ma con i tempi lunghi che sapevamo, il prossimo marzo 2010, a distanza di 9 anni e dopo due di lavorazione, avremo il seguito spirituale di BoB, THE PACIFIC, altrettanti 600 minuti con gli stessi produttori e mi auguro la stessa anima, che concluderanno questo sforzo narrativo senza precedenti per qualità e impiego di mezzi.

Come descritto in un comunicato stampa dalla HBO si racconterà l'esperienza degli uomini in guerra dal primo scontro con i giapponesi nella giungla di Gualdalcanal fino a Iwo Jima, poi Okinawa e infine il non facile ritorno a casa.

Ancora c'è poco materiale disponibile però un trailer nuovo è visibile, in attesa dell'opera completa già acquistata anche da Germania, Uk, Svizzera, ecc. Non ho notizie per l'Italia ma terrò aggiornato il post.

Consigliata con passione a chiunque ami le cose belle anche se non facili.


 
*Non a caso alcuni dei versi famosi del Discorso del giorno di St. Crispin dall' Henry V  di  Shakespeare, 1598, conservano in questo contesto il giusto senso epico:

KING HENRY V:
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne'er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remember'd;
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother.


Questa storia ogni uomo insegnerà al figlio
E il giorno di Crispin e Crespian non passerà
Da oggi fino alla fine del mondo
Che noi in esso saremo ricordati;
Noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli,
Perché chi oggi versa il suo sangue con me
Sarà mio fratello.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 07:47 | link |
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martedì, 07 aprile 2009
Ehi voi, scrittori di fanfiction! Lo sappiamo che ci siete e vi copiamo!

SUPERNATURAL ABBATTE LA QUARTA PARETE


                    Con quattro parole su fandom & Co.


che mi fanno sentire molto pioniera perché vado a colmare un vuoto fino ad adesso piuttosto presente: per quanto cerchi in italiano, non ho trovato molto sull’argomento teoricamente trattato ma poi applicato (5 articoli??). E allora, spero per la gioia di molti, facciamolo.

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Poco volte mi sono divertita così davanti uno schermo come questa: nel lavorare con la scrittura ho sempre amato molto anche quella che nasce da internet in ogni sua forma popolare (o di subcultura, come dovrei dire sociologicamente parlando, ma in questo pezzo a spasso i formalismi), e chi segue le culture pop soprattutto fuori Italia può capire, agli altri spiegherò con calma di cosa si tratta. Chi ha voglia mi segua.

Da che esistono cinema, teatro, tv e libri la quarta parete fa parte della sospensione del dubbio esistente tra un'opera di finzione e lo spettatore, cioè il pubblico accetta d’istinto la presenza della quarta parete senza tenerla direttamente in considerazione, permettendogli di godersi la finzione come se stesse osservando eventi reali.

Da che esiste la tv, il cinema, i libri, i fumetti, i videogiochi, i cartoon, la musica e tutto ciò che crea personaggi, eroi e beniamini, i fruitori in lingua inglese non sono mai stati fermi. Da quelle parti succedono cose che a noi del vecchio contenente ufficialmente potrebbero sembrare assurde poiché siamo più rigidamente separati tra chi produce e chi usufruisce di materiale creativo.  La parola è interagire, non accettare e basta. Dunque qualunque cosa di anche pur minimo successo crea una base di fans, raggruppati nel fandom – comunità di fans con gli stessi interessi - che inventa gli atti più impensabili a supporto. Dalle conventions dove tutti si ritrovano insieme a discutere per giorni, alle fanzines, le riviste anche molto patinate stampate in proprio e diffuse via posta, a tutte le attività in rete con forums, foto, gossip, fan clubs,  news sempre aggiornate, alla musica, arte e video ispirati, alle charity auctions, non so quante attività ludiche si incontrano.

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Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 09:10 | link |
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domenica, 05 aprile 2009
CRIMINAL MINDS PERDE I SUOI SCENEGGIATORI

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A proposito di scrittura che sta dietro ogni visione una brutta notizia di ieri per chi ama come me la serie tv Criminal Minds. A causa della crisi che ha colpito gli Stati Uniti la CBS dimezza il parco sceneggiatori e Criminal Minds ne perde 5 (ma 7 sono in annuncio), cioè perde gli scrittori di metà e più episodi di ogni stagione. Tra questi Debra J. Fisher e Erica Messer, Jay Beattie e Dan Dworkin, e purtroppo Andrew Wilder, autore degli episodi a mio parere più stupefacenti, tra cui Memoria d’Elefante, L.D.S.K, l'episodio che per primo mi fece fermare e seguirla, Ashes and Dust, Minimal Loss e il recentissimo Omnivore.
Per capirci meglio lo scrittore che ha dato a Hotch certe profondità insondate e con Reid quelle loro appassionanti interazioni, quello che ha dato a CM quel sapore che la rende unica oltre qualsiasi serie di criminali e serial killer, così inflazionati. Persona tra l'altro amabilissima e divertente.

Ne avevo già parlato qui e qui per chi vuole sapere tutto.

Francamente con quali criteri si possa arrivare a scelte così drastiche, crisi o non crisi, per una serie che è al nono posto fisso nel gradimento nazionale con 12/14 milioni di spettatori a settimana, rimane per me un mistero. Vuol dire snaturarla, vuol dire perdere una parte importante e riconosciuta di quello che è stata fino ad ora e ne ha decretato il rispetto di chi la segue.

Ma in America non sono nuovi alle stupidaggini delle produzioni, ricordo il caso Aaron Sorkin per West Wing, lui che ne era stato l’ideatore, forse la peggiore mossa mai fatta fa qualunque network televisivo, che portò la serie all'apice del successo a diventare un mero involucro senza più spessore. Ecco, spero solo non succeda anche a questa ma i segnali ci sono. Davvero notizia così così per chiunque ami chi sa scrivere quello che si chiama intrattenimento intelligente. Per ora purtroppo non resta che salutarci.


Andrew, it makes me so sad that you're leaving the show, I will miss you.
When I list my top CM episodes, most of them are written by you. You are by far my favorite writer, Hotch will never be the same without you there. Will he survive?
Thanks for 4 years of wonderful scripts, best wishes, looking forward to see your future works. Take care. Love.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 12:02 | link |
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sabato, 03 gennaio 2009
CINEMA: STATE OF PLAY versione U.S.

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Dalla tv al cinema di nuovo. Il cinema USA, a corto di idee, si rivolge ancora agli scrittori inglesi per portare sullo schermo una delle storie che più ho amato, e chi mi conosce lo sa bene.

Ne avevo già parlato qui ampiamente


BBC, anno 2003, una storia terribile di tradimento e corruzione si dispiega per sei puntate, senza speranza, sul piccolo schermo.
Due persone si fronteggiano, due lotte per il potere, un membro del parlamento e un giornalista, Stephen Collins e Cal McCaffrey, una volta amici, alleati, adesso su due opposti versanti. Il risultato è morte e distruzione, come nelle più terribili tragedie, da Seneca a Shakespeare. La sceneggiatura è di Paul Abbott, uno dei migliori scrittori in giro in questo momento, autore anche dell'altra mia fissa televisiva, Touching Evil, non a caso anche questo padre di una versione americana non malvagia, anche se non certo ai livelli dell'originale.


Ora ci riprovano con STATE OF PLAY ed ammetto che non sono pronta a gridare no, no con gli altri, viste anche le traversie di casting che ha avuto il film l'anno passato con Pitt e Norton che hanno abbandonato il set. 
Il trailer non è male e il 17 aprile potremo vedere il risultato. Lo so, è presto per parlarne ma portare 300 minuti in due ore e poco più francamente mi intriga, quasi sempre è fonte di disastri. Il regista è Kevin McDonald, splendido autore di One Day in September sull'attentato di Monaco, Olimpiadi 1973 e Touching the void, nonché di un altro notevole doc su Donald Cammell, regista del free cinema sixties e di Performance con Mick Jagger dei Rolling Stones.

Certo superare David Morrissey con Russell Crowe? E John Simm con Ben Affleck? E le finezze estreme della sceneggiatura, il non detto, il sottotesto e tutto il mondo inglese che è peculiare alla storia trasportato a Washington? Chissà.

Con The State Within del 2006 la BBC ha tentato riuscendoci il meticciamento tra servizi segreti inglesi e americani, raccontando ancora una storia di corruzione crossover tra ambasciate e terrorismi. Ma sempre tv era, o meglio tv drama, quel formato magnifico tipicamente english (e anche nostro negli sceneggiati di tanti anni fa) che permette la secchezza non a scapito dell'approfondimento, contro le solite 22 puntate diluenti delle serie americane.

Per ora non resta che aspettare. Intanto...

Un pezzetto della versione BBC

 
Il trailer della versione 2009 U.S.  

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 02:55 | link |
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mercoledì, 08 ottobre 2008
RITORNA CRIMINAL MINDS - IL PIACERE DELLO SCEMPIO

Uno strano colloquio tra Hotch e Morgan

La stagione americana di serie tv - uno dei migliori immaginari occidentali (e non solo) forniti al momento - è di nuovo al via. E' ripartita House (il rapporto di codipendenza borderline con Wilson come punto focale tanto quanto le improbabili soluzioni delle malattie: come a dire, chi si mette davanti allo schermo per i casi clinici lo accontentiamo, ma qui c'è altro), Heroes, CSI NY, Supernatural (con un’apertura celestiale che spero non lo faccia deragliare, ma ho fede, no pun intended). Interessante Flashpoint della CBS, con un cantante/attore che conosco bene, Hugh Dillon degli ex Headstones come protagonista. Poi una settimana fa è iniziata la quarta stagione di Criminal Minds con l'episodio che conclude l'arco narrativo della finale di maggio.
Parlando di masochismo.
Se è inutile ripetere le cose, riempire i post di stessi concetti a sfinire, far perdere tempo a chi legge, il silenzio è preferibile. Ma io lo dico ancora.
Trovare qualcosa di fatto bene, benissimo, soddisfazione di mente e di cuore, è una delle gioie della vita. L'arte è questo. E’ bellezza, e non è facile trovarne, schifezze a montagne, si finisce pure per affezionarsi a tutto quello che circola nelle nostre periferie sensoriali rassegnate.
Ma quando arriva il meglio, sono quaranta minuti di piacere allo stato puro. E come sanno quelli che la seguono, abbiamo in comune una ben strana idea di piacere. Siamo esseri umani, ahimè, confondiamo le nostre acque, gli opposti li facciamo toccare, l'amore e la morte li accompagniamo insieme.
Dopo tre stagioni dolenti di cadaveri e grida, la prima puntata, scritta da Simon Mirren, crea un modello di sofferenza tutto suo. Incentrata su Hotch, lo mastica asciutto e lo sputa tra i denti, un mostro uscito a sorpresa dalle luci al neon della notte metropolitana. Il mostro se lo guardi fisso è invincibile, il tempo è presto finito, la speranza un vago, vaghissimo ricordo, il sangue bagna le strade e le mani, il buio inghiotte le menti, criminali e non.
E il corpo vivente martoriato si rialza e ha la forza di uno dei migliori finali, osticissimo, che potevo vedere. E coraggiosissimo televisivamente, nessuna consolazione. O solo quella della verità nuda. Che è poca, ma è quella cui questa serie ha sempre teso, per questo la amo. I telespettatori si aspettano i colpi di coda del conforto conclusivo e lei niente, affonda nello stomaco, poco riso, nessun sollievo. Mi ridomando se la nostra tv saprebbe permetterselo nelle sue narrazioni. Da un po' ascolto le parole di chi è coinvolto nella realizzazione di Criminal Minds: è il miracolo dei progetti comuni in cui ognuno partecipa e tutti credono. Parole che in italiano hanno poco spazio, si usano altri vocabolari, senza le definizioni che la qualità, garanzia di successo a lunga durata, soprattutto economico, non può nascere dal caso ma da un impegno ferreo e ferrea passione. E una grande dose di freschezza.

Dunque, l'ho fatto di nuovo. Ne ho riparlato. Ed è probabile che non sarà l'ultima, con queste premesse. Ogni stagione aggiunge strati sottili di spessore che vanno a sommarsi un po' più nel profondo della consapevolezza, un po' più nella serietà delle materie trattate, la complessità narrativa oltre ogni serie attuale. E' uno spettacolo affascinante da osservare sia come utenti che come autori.
Tra poco Raidue parte con la terza serie, la migliore nonostante il lungo sciopero degli scrittori dell'inverno scorso che l'ha interrotta (e se questo non vuol dire qualcosa), venti puntate con tensioni altissime e surrogati minimi. Uno per tutti il sedicesimo, per me il migliore, Memoria di elefante.
Chi condivide la mia stessa idea di piacere è invitato allo scempio.

Da domenica 12 ottobre RAIDUE - ore 21,50 -  con due episodi (si riparte dagli ultimi quattro della seconda stagione)

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 13:44 | link |
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mercoledì, 20 febbraio 2008
LOST, HEROES E LE ALTRE - aggiornamento SERIE TV USA dopo lo sciopero

Un post d'informazione per tutti quelli che sono interessati al futuro di stagione delle serie tv americane.
Come sappiamo ormai lo sciopero è finito, i diritti agli scrittori alla fine riconosciuti - e ci sono voluti 3 mesi e mezzo per farlo - ora l'enorme macchina di finzione riparte, divisa tra episodi rimasti da prima dello sciopero e quelli nuovi già scritti ma da girare.

L'elenco sotto è il più esaustivo al momento disponibile che ho potuto raggruppare. A voi.


24
Stagione rinviata al 7 gennaio '09.

30 Rock
Dovrebbero girare 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il giorno 10 Aprile.

Aliens in America
Rimangono otto episodi pre-sciopero trasmessi dal 2 al 23 marzo e dal 27 aprile al 18 maggio.

Army Wives
La stagione 2 debutta nel mese di giugno.

Back to You
Due episodi di pre-sciopero restano. Previsto di girare fino a 8 ulteriori episodi, il primo dei quali in onda il 16 aprile.

Battlestar Galactica
Ritorna il 4 aprile con la prima metà della stagione finale di 20 episodi. La seconda metà della produzione potrebbe iniziare già a marzo.

The Big Bang Theory
Dovrebbero girarsi 9 nuovi episodi con inizio trasmissione il 17 marzo.

Big Love
Prevede di andare in produzione sulla 3a stagione in primavera.

Big Shots
Non ci sono nuovi episodi previsti.

Bionic Woman
Non ci sono nuovi episodi previsti.

Bones
Quattro episodi di pre-sciopero sono previsti a iniziare dal 14 aprile. Previsto di girare da 2 a 6 ulteriori episodi.

Boston Legal
Un episodio di pre-sciopero resta. Dovrebbero girarsi 8 ulteriori episodi da trasmettersi in aprile / maggio.

Brothers & Sisters
Prevede di girare 4 nuovi episodi da trasmettersi in aprile / maggio.

Burn Notice
Stagione 2 prevista per arrivo a fine aprile. Nuovi episodi potrebbero iniziare fin da luglio. Benissimo.

Cane
Non prevede ulteriori episodi questa stagione. 

Chuck
Non ci sono nuovi episodi fino all'autunno.

The Closer
Inizio quarta stagione questa estate.

Cold Case
Dovrebberoro girarsi 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il 30 marzo.

Criminal Minds
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile. Benissimo.

CSI
Dovrebbero girarsi 6 nuovi episodi con inizio trasmissione il 3 aprile.

CSI: Miami
Dovrebbero girarsi 8 nuovi episodi con inizio trasmissione il 24 marzo.

CSI: NY
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile.

Desperate Housewives
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi da trasmettere in aprile / maggio.

Dirt
In partenza la nuova stagione intera il 2 aprile, per fortuna.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 10:41 | link |
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lunedì, 04 febbraio 2008
LE RADICI DEL MALE - CRIMINAL MINDS

Ne avevo già parlato in precedenza ma non posso non ritornare su una serie tv che sta diventando a mio giudizio una delle più sorprendenti in assoluto nel panorama delle ormai centinaia che occupano i palinsesti di tutto il mondo.
Una serie che mi ha fatto riflettere su che cosa si cerca, anzi, cosa io cerco quando decido di dedicare un’ora a guardare qualcosa che sia di struttura narrativa, insomma, non info né edu.
La storia per cominciare. Qui non c’è molto da dire. Tutti vogliamo che ci venga raccontata una storia. Perché? Perché le storie elaborano i nostri vissuti e i nostri desideri, danno, per quanto possa sembrare strano, sentieri da percorrere. Altrimenti non si spiegherebbe perché da sempre l’uomo è affamato di storie. Li sento, i miei antenati intorno ai fuochi, distesi sulle pelli a narrarsi di bestie misteriose o di parole impronunciabili tramandate da saggi intoccabili. Di terre inesplorate di dragoni e di vite in pericolo. Le storie ci mettono alla prova, testano chi siamo e cosa siamo. Con un lato di sicurezza, che ci garantisce che il viaggio, perché sempre di viaggi si tratta, per quanto pericoloso, non arrecherà danni fisici. E’ solo una storia.
Non ha pensato che fosse solo una storia l’interprete principale di Criminal Minds, Mandy Patinkin, che all’inizio della terza stagione ha abbandonato la serie perché ritenuta contraria ad ogni suo modo di concepire la vita, dannosa, assolutamente crudele e di violenza inaudita. Ora, so che dicendo questo faccio solo una pubblicità positiva, visto che la maggior parte della fiction cerca sangue a iosa e sguazziamo tutti volentieri negli squartamenti. Ma per Criminal Minds il discorso è molto, molto più complesso.
E pensare che tre anni fa cominciando a vederla per caso l’avevo bollata come reazionaria.
Io che seguo ugualmente anche le serie inglesi oggi non posso che pensare che sia in qualche maniera la giusta erede di quel capolavoro ancora insuperato di Touching Evil creata da Paul Abbott (non male neanche il rifacimento Usa, anche se molto differente).
Criminal Minds parla del male. Ma non del male che succede, la moglie uccisa dal marito in un eccesso di rabbia, un’auto assassina che si dilegua. Criminal Minds parla del male fatto volontariamente, calcolate e messo in atto deliberatamente. Di menti criminali, appunto.
Per questo è sconvolgente. Non perché si veda tanto sangue, che non c’è, ma come seriamente questo sangue viene trattato. Come, a differenza delle decine di serie stupidaggine modello Csi e i milioni di derivati nati scaduti - dove i morti sembrano manichini e tutte le storie un balletto di frasi anestetizzate - siano le menti, invece di attrezzi e plot improbabili, ad essere il centro vitale, o meglio dire, mortale, delle storie.
Si, perché è di distruzione che parla. Touching Evil lo diceva: toccare il male fa diventare anche te, che stai dalla parte del bene e cerchi di sconfiggerlo, parte del male. I modi come riesci a rapportarti con questo dato angosciante è come si svolge anche Criminal Minds. Il morire della tua parte più umana come uno stillicidio, senza soluzione, senza possibilità di fuga, se non l’uscire del tutto di scena. Quando l’hai provato, non è abbandonando il lavoro che ti libererai. Ormai sei stato toccato, non ritroverai la tua innocenza primigenia. Ucciderai a fin di bene, farai anche tu le stesse cose del tuo avversario, anche se dalla parte della legge. Ma legale non è necessariamente morale, anzi forse quasi mai. I personaggi che compongono la squadra del BAU sono come corpi aperti a mostrare le loro stesse viscere, e la scrittura del loro destino, così disperato e solitario, è qualcosa di estremamente affascinante da seguire. Storie cui dare attenzione.
Quanta letteratura dell’ottocento americano mi fa venire in mente. Quanto stupore di come un’industria riesca, attraverso un prodotto, a parlare del centro vitale di un’intera cultura. Quanto in questa maniera saltino ancora tutti i paletti imposti dai rimasugli del ‘900 intellettuale tra cultura alta e bassa, tra letteratura e spettacolo: non come opposti in guerra per il controllo del giusto, ma come semplici facce di una stessa medaglia, a rimarcare l’affermazione wildiana che ho sempre condiviso: che non esiste per una creazione che un unico modo di distinguerla: bella o brutta, fatta bene o no.
Come per il male. Se uccidi qualcuno, qualunque sia la giustificazione, anche la più santa del mondo, il risultato rimane: hai ucciso qualcuno.
La cosa che mi fa felice è che c’è chi tenta strade molto difficili nella fiction e viene ripagato. Senza ascolti stellari e attori sulle copertine dei rotocalchi, ma invece un lavoro certosino di costruzione di caratteri, storie che si dipanano, anime che s’intrecciano, attridono e implodono, si sviluppano come nella vita reale, s’inceppano, inciampano, ricadono, si piegano, ricadono e non c’è lieto fine. Una scelta editoriale che ha costruito una serie come questa fino ad arrivare dove è adesso fa onore alla CBS, la produttrice. E se le 13 puntate di questa terza stagione – purtroppo probabilmente anche finali per quest’anno, visto lo sciopero degli scrittori del WGA - sono tra le più belle che ho visto, qualcosa vorrà dire. Ci sono serie fatte non con il solo intento dell’ascolto comodo, ma con l’intento di parlare di cose difficili e portarlo avanti seriamente, decisamente, senza ripensamenti. Certo non per tutti, sia chiaro. Certo una delle migliori.

 

Per chi vuole sapere da dove nascono serie come queste e i libri disponibili, un indirizzo:
http://www.johndouglasmindhunter.com/books/index.php

John Douglas è in qualche maniera il fondatore del metodo e dopo averci quasi rimesso la vita, si è ritirato dedicandosi alla scrittura.

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 16:23 | link |
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venerdì, 12 ottobre 2007

Una storia d'amore disperata

    

  DIPENDENZE

..

Qualcosa di bello in tv per questo fine settimana. Stanotte un Fuori Orario notevole dedicato alla droga e all'assuefazione che comincia con un film di Philip Garrell in prima visione, Innocenza Selvaggia del 2001, continua con un'altra prima visione, Last Days di Gus Van Sant del 2005, e finisce con un film molto visto e che molto rivedrò, The Addiction di Abel Ferrara, che appartiene al suo periodo, splendido, di morte e redenzione, 1995. Lo splendido è naturalmente riferito al risultato artistico, quello umano è stato pagato a ben altro prezzo. Credo lo paghi tuttora. Ma è di tutte e tre le storie di stanotte, il caro prezzo: vite sprecate, cantanti rock finiti come Kurt Cobain. La droga è e rimane un appoggiare la propria vita su muri di altri, consolazione e illusione che assomigliano a tubi di scarico. Ho perso troppa gente vicina per questa menzogna per vederla in quell'alone mitico che appartiene molto alla nostra epoca. E apprezzo chiunque cerchi di affrontare il soggetto in modo non enfatico ed evocativo.
E mentre scrivo mi sto accorgendo che quasi tutto quello di cui che sto parlando è girato in bianco e nero. Per calmare un po' i nostri occhi bombardati da troppi colori.
Anche la puntata di cui parlo adesso è quasi tutta in bianco e nero. Va in onda domani sera alle 21,45 su Raidue ed appartiene ad una serie che si chiama Cold Case. Ricordo la prima realizzata in Canada, Cold Squad, passata anche in Italia un po' di soppiatto, basata sull'idea di mettere in scena investigatori che si occupano di casi "freddi", cioè quelli rimasti senza soluzione.
La serie è di quelle solide, senza grosse punte né cedimenti. Una serie tranquilla, che si comincia a conoscere ed amare piano piano, guardandola con attenzione. Niente casi eclatanti, niente smembramentii né luminol, molta concentrazione sul fattore umano, emotivo. Persone perdute e senza speranza che finalmente arrivano a capo di un mistero rimasto tale per troppo tempo.
Ne parlo perchè questa puntata, Segreti Impossibili, trasmessa l'anno scorso negli Stati Uniti, è diventata un "caso", poichè affronta la tematica scottante (siamo negli anni 60) della relazione amorosa tra due poliziotti, con una notevole vicinanza a Brokeback Mountain. E' stata la prima volta che succedeva in un primetime USA, quindi un altro piccolo tabù infranto che ha fatto parlare per giorni.
Al di là di questo, però, è proprio splendida. Come tutta la stagione (quarta) che sta trasmettendo la RAI e la consiglio davvero di cuore.

 

 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 22:55 | link |
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sabato, 08 settembre 2007

                             HEROES

         e un festival del cinema

Heroes. Ho aspettato un po’ per parlarne perché volevo ascoltare le reazioni generali, ero molto curiosa.
Prima gli ascolti. Così così tendente al buono, Italia Uno ci conta molto. Ha già replicato le prime quattro puntate in tarda seconda serata e gli spot per le nuove sono onnipresenti. Certo, vedere Peter Petrelli che combatte i suoi incubi privati con sotto un biscotto McVities’ che passa non è una delle esperienze migliori. Ma tanto sappiamo che quando la tv italiana vuol fare la cialtrona ci riesce benissimo. Idem per il doppiaggio (dove sono andati a finire gli accenti nazionali e le sfumature in questo piattume?) ma inutile ripetere, è storia vecchia, annoia solamente.
Quando seguivo con tutta la community in movimento la stagione passata in USA, e sapevo della programmazione anche italiana (venduta in 80 paesi, ormai la tv seriale americana è cinema a tutti gli effetti e in tutti i sensi e in via di sorpasso) mi domandavo se sarebbe piaciuta anche qui. Ora, a distanza di una settimana, la questione rimane: piace? E a chi? Certo, a chi non piacciono gli eroi se poi sono super? E i fumetti, manga e comics, dai quali prende a piene mani? Non a caso il personaggio più generalmente amato è quel gigantesco dork (per ora) di Hiro.
Credo, al solito, che come per tutte le operazioni intelligentemente fatte, anche questa serie abbia i suoi buoni tre o quattro livelli di lettura, e per questo possa penetrare e mettere in comunicazione platee che poco hanno da spartirsi, sedicenni come cinquantenni, indipendentemente dal paese. Non indipendentemente invece dal livello di conoscenza: non sono queste le nuove frontiere? Non le linee sulle cartine geografiche ma le linee sul sapere e di consequenza sulla parola scritta?
E sembrerebbe strano ma invece no, solo noi qui non ce ne accorgiamo, come i libri siano una presenza costante e imprescindibile in serie di culto come Buffy e Angel e Supernatural e ora Heroes.
Cioè serie per giovani, quelli che dicono non aprono mai un libro e fanno solo videogiochi e sms (insomma gli ignoranti persi).
Quelle serie, cioè, che andando ben oltre ogni considerazione di audience e successo, sono davvero già entrate nel cuore di un'intera generazione e sono figure preminenti dell'orizzonte immaginario di un’epoca di spettatori di internet (quindi consapevoli e attivi). I libri, quindi la conoscenza e la ricerca della conoscenza come possibilità di salvezza del genere umano, strumento grimaldello contro la follia e la violenza. I mostri si combattono a suon di biblioteche e ricerche, le eredità dei morti tengono i vivi viventi.
Per me è uno dei messaggi (veri) più belli che qualcuno possa dare, il passato e le testimonianze di altri che servono a mettere le radici per un futuro possibile. Desiderato, quindi possibile.
In questi giorni di Mostra Cinematografica d’Arte Venezia ho sentito decine di registi ed attori dire quanto i loro film fossero importanti per il mondo intero perché trattavano argomenti importanti. Ed io pensavo ogni volta a come invece l'importanza non sta nella tua decisione, ma in quello che senti e hai fede, che se sei capace veicola le tue azioni e il tuo creare.
A Venezia ho visto poca gente credere in qualcosa. Ho visto denunciare e additare ininterrottamente, fare coloriti panegirici sui mali degli altri (sempre degli altri) ma poco credere e costruire, fornire una visione. Serie come queste invece offrono aperture che il nostro immaginario culturale novecentesco ha perso da molto, o forse non ha mai avuto, se non per pochi. Quel senso del popolo semplice e normale (bellissima parola, mai troppo adorata), della storia come fato unitario di radici comuni, quel senso di nazione che niente ha a che vedere con passatismi e retoriche ma come invece appartenenza ad un'idea più grande della quotidianità dei soldi e degli interessi solamente individuali. Che si erge e lotta ed accoglie. E lotta. E lotta perché ci crede.
Quel senso che fino a che non sarà ritrovato, rende inutile fare i convegni degli addetti al settore sulla speranza del cinema italiano che passa attraverso i finanziamenti e il redigere 100 manifesti e il biasimare il pubblico incapace di comprendere.
Non sono i soldi che mancano, di questi ce ne sono troppi. Dell'umiltà e del coraggio invece, che appartiene da sempre ai migliori di questo popolo, di questo pare si sia persa traccia.
Credo sia ora, noi che ci crediamo, di dire francamente che con questi miseri figuri non abbiamo niente da spartire. Di mollare questi pachidermi ideologici, queste ferite intellettuali mummificate e guardare più lontano, lontanissimo. Forse non abbiamo ancora idea di quanto anche i nostri poteri, senza essere extra, siano enormi.

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HEROES - tutte le domeniche alle 20,40 su Italia  Uno.

VENEZIA, a parte Haynes, De Bernardi e qualche boccone sparso, come diceva Brusati, da dimenticare.

 

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 17:28 | link |
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mercoledì, 29 agosto 2007

     “Ma ognuno uccide la cosa che ama; lo sappiano tutti;
       gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
          gli altri con delle parole carezzevoli,
             il vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!”

 

Non scrivo il nome per rispetto al fatto che è un grande attore della scena teatrale italiana e una sciocchezza può capitare a tutti di dirla. Ma ancora una volta testimonio di prima mano la distanza reale tra la vita vera e quella ovattata di molti che fanno spettacolo.
Sto ascoltando Raidue o Raitre, si parla di una pièce in questi giorni a Roma, La Ballata del Carcere di Reading, messa in scena con l’aiuto di veri carcerati e le musiche di Giovanna Marini, quando l'attore di cui sopra, presentandola, pronuncia questa frase, più o meno: “Tutti sappiamo che cosa è la ballata, un poema scritto da Oscar Wilde appena uscito dal carcere dove era stato per due anni (lavori forzati) accusato di offesa alla morale (sodomia) per raccontare la sua esperienza. Certo, a distanza di più di cento anni tale fatto a noi moderni fa sorridere, ma credo comunque che….”  ecc. ecc.
In effetti, la storia dietro e dentro La Ballata del Carcere di Reading fa davvero sorridere per la sua vecchiezza. Basta voltare un attimo lo sguardo, senza spostarlo molto. Basta andare a vedere quanto sorridono, oggi, quelli che stanno dentro le carceri egiziane accusati di omosessualità. O quanto sorridono quelli dentro le carceri di quasi tutti i paesi mediorientali, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Yemen. O i sorrisi gay delle carceri cinesi. O, meglio ancora, di quelle africane, Camerun, Nigeria. Delle risate infinite, quando puoi scomparire se scoperto a baciare un tuo simile di genere. E a tutte quelle piccole carceri, con le sbarre o meno, sparse nei nostri avanzatissimi paesi occidentali.
No, qui non siamo in uno sceneggiato fantascientifico dove ci si può innamorare in una notte alla vigilia dello sbarco in Normandia e baciarsi in pubblico, davanti a tutti, e farla franca.

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Disperato Wilde, amante perduto di un ragazzotto vanesio e con il coraggio di dirlo, incolpato di essere sorpassato: al suo orgoglio questo è un colpo peggiore del carcere stesso.
Ma siccome è un grande scrittore, come per tutti i grandi scrittori, quella che è stata la sua esperienza personale diventa, per comune sentire, esperienza universale, e in questo caso tristemente universale. Testimonianza senza tempo di dolore e urlo terribile verso chi decide per te se va bene o no quello che sei.
Sono passati più di cent’anni ma stiamo fermamente ancora lì, aspettando tutti di morire di sorrisi.

                                                  

 Titolo  Opere Mondadori

 Autore Wilde Oscar 

 Prezzo  € 55   

 

 

 "Torchwood", spin-off di Dr. Who, su Jimmy a partire da lunedì 3 settembre, ore 21.50.  

prima stagione, 13 episodi

Postato da Chiara Micheli - MenandDreamers alle ore 21:29 | link |
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